Sanità sotto pressione: l’OCSE spende di più, l’Italia resta indietro

Dopo il boom della pandemia, la spesa sanitaria globale rallenta. Ma Roma scivola sotto la media: cresce il privato, il pubblico arranca

Sanità sotto pressione: l’OCSE spende di più, l’Italia resta indietro

Nel 2024 la spesa sanitaria nei Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico si è attestata al 9,3% del Pil, un livello vicino ai picchi registrati durante la crisi del COVID-19.

Dopo l’impennata del biennio 2020-2021, necessaria per sostenere sistemi sanitari sotto stress, la crescita si è progressivamente raffreddata. Inflazione, crisi energetica e vincoli di bilancio hanno ridotto i margini di espansione, riportando la sanità dentro logiche più restrittive.

Italia sotto la media: il nodo della spesa pubblica

In questo scenario, l’Italia si distingue – in negativo. La spesa sanitaria complessiva si ferma all’8,4% del Pil, quasi un punto sotto la media OCSE.

Il divario non nasce dalla componente privata, sostanzialmente allineata agli altri Paesi, ma dalla spesa pubblica, che cresce poco e perde peso nel bilancio complessivo dello Stato.

Secondo le analisi più recenti, mentre nei Paesi avanzati la quota di spesa pubblica destinata alla sanità è aumentata negli ultimi dieci anni, in Italia è diminuita di circa 1,5 punti percentuali.

Privato in crescita: cambia il modello sanitario

Negli ultimi anni si registra una dinamica chiara: aumenta il ricorso a assicurazioni sanitarie e spesa out-of-pocket da parte delle famiglie.

Un trend che riflette sia l’allungamento delle liste d’attesa sia una percezione crescente di inefficienza del sistema pubblico, spingendo una parte della popolazione verso soluzioni alternative.

Questo spostamento, osservato anche in altri Paesi, in Italia assume un peso maggiore perché si accompagna a una stagnazione delle risorse pubbliche.

Demografia e costi: la tempesta perfetta

Il futuro della spesa sanitaria è già scritto nelle dinamiche demografiche. L’invecchiamento della popolazione, particolarmente accentuato in Italia, comporterà un aumento strutturale della domanda di cure.

A questo si aggiungono innovazioni tecnologiche costose, nuove terapie e una maggiore incidenza di malattie croniche.

Secondo proiezioni di Fondo Monetario Internazionale e Commissione Europea, la spesa sanitaria nei Paesi avanzati continuerà a crescere nei prossimi decenni, mettendo sotto pressione i conti pubblici.

Riforme inevitabili (ma politicamente difficili)

In Italia il dibattito si concentra sulla riforma del Servizio Sanitario Nazionale, con tensioni tra governo e Regioni sulla governance e sulla distribuzione delle risorse.

Le amministrazioni locali chiedono maggiore coinvolgimento, sottolineando che la sanità è materia di competenza condivisa e che senza coordinamento il rischio è aumentare le disuguaglianze territoriali.

Il nodo centrale resta però uno: come finanziare un sistema universale in un contesto di crescita economica debole e debito elevato.

Il bivio della sanità italiana

Il confronto internazionale evidenzia una scelta strategica. Da un lato, rafforzare il sistema pubblico con maggiori investimenti e riforme strutturali; dall’altro, lasciare spazio crescente al privato, con il rischio di accentuare le disuguaglianze nell’accesso alle cure.

La traiettoria attuale suggerisce che il sistema italiano è già in transizione. Ma senza una strategia chiara, il rischio è che la sostenibilità economica venga pagata con una perdita di equità.

Fonte
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