C’è un segnale positivo: nel 2025 la fame nel mondo è diminuita per il terzo anno consecutivo. Secondo il rapporto State of Food Security and Nutrition in the World 2026 delle Nazioni Unite, le persone colpite sono state circa 645 milioni, pari al 7,8% della popolazione mondiale: quasi 14 milioni in meno rispetto al 2024 e 43 milioni in meno rispetto al picco del 2022.
Ma il dato globale nasconde profonde differenze territoriali. L'Africa resta l'area più fragile: nel 2025 circa 309 milioni di persone hanno sofferto la fame, contro 292 milioni in Asia. Inoltre, oltre la metà della popolazione africana — il 56,6% — ha sperimentato un livello moderato o grave di insicurezza alimentare.
La soluzione parte dal suolo
Per aumentare la produzione agricola non basta coltivare nuove terre. L'espansione delle superfici rischia di accelerare deforestazione e degrado ambientale. La strada più sostenibile è quindi produrre di più sui terreni già coltivati, migliorandone la fertilità e la capacità di trattenere acqua e nutrienti.
La salute del suolo diventa così una vera infrastruttura strategica contro la fame. Rotazione delle colture, colture di copertura, consociazioni, fertilizzanti organici e biofertilizzanti, riduzione delle lavorazioni e maggiore biodiversità possono contribuire a ricostruire la fertilità dei terreni. In Africa, la necessità di ripristinare la salute del suolo è ormai al centro delle strategie agricole continentali.
Più tecnologia per gli agricoltori
Il secondo pilastro è l'accesso alle innovazioni. Sementi più resistenti, sistemi di irrigazione efficienti, biofertilizzanti, agricoltura di precisione, sensori, dati satellitari e intelligenza artificiale possono permettere agli agricoltori di utilizzare meglio acqua, fertilizzanti e altre risorse.
Ma la tecnologia, da sola, non basta: deve essere economicamente accessibile anche ai piccoli produttori rurali, che rappresentano una componente essenziale dei sistemi alimentari di molti Paesi in via di sviluppo.
La terra è anche una questione di diritti
Un altro elemento decisivo è la sicurezza della proprietà e del possesso della terra. Un agricoltore che dispone di diritti più solidi è maggiormente incentivato a investire nel lungo periodo nella fertilità del terreno, nell'irrigazione e nelle tecnologie produttive.
La questione è particolarmente importante per le donne, che svolgono un ruolo fondamentale nell'agricoltura di molti Paesi ma continuano a incontrare maggiori ostacoli nell'accesso e nel controllo della terra.
Strade, energia e mercati contro gli sprechi
Infine, servono infrastrutture. Strade, elettricità, sistemi di refrigerazione, magazzini e collegamenti efficienti con i mercati possono ridurre le perdite dopo il raccolto e consentire agli agricoltori di vendere la propria produzione a condizioni migliori.
È un passaggio fondamentale: produrre più cibo senza riuscire a trasportarlo, conservarlo e venderlo significa lasciare una parte del valore lungo la filiera.
Non basta produrre più cibo
Il rapporto SOFI 2026 introduce inoltre un'altra dimensione fondamentale: la sicurezza alimentare non significa soltanto avere abbastanza calorie. Circa 2,7 miliardi di persone nel mondo non possono permettersi una dieta sana, mentre circa un terzo della popolazione mondiale continua ad avere difficoltà ad accedere a un'alimentazione adeguata e nutriente.
Per questo la lotta alla fame deve diventare una strategia integrata: suoli sani, maggiore produttività, innovazione tecnologica, diritti fondiari, infrastrutture, mercati efficienti e accesso a cibo nutriente.
Dalla fame allo sviluppo rurale
Il messaggio è quindi semplice: il calo della fame dimostra che il problema non è inevitabile. Ma per accelerare i progressi verso l'Obiettivo di sviluppo sostenibile 2 — Fame Zero — occorre concentrare una parte crescente degli investimenti proprio nelle aree rurali dove l'insicurezza alimentare è più radicata.
Investire nelle comunità rurali non significa soltanto produrre più cibo. Significa creare reddito, proteggere gli ecosistemi, rafforzare la resilienza climatica e trasformare la lotta alla fame in un motore di sviluppo.


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