Giulio Regeni, una scomoda verità. Pesano gli interessi economici

Giulio Regeni, una scomoda verità. Pesano gli interessi economici

Non c’era bisogno della drammatica storia di Giulio Regeni per capire che in Egitto vige un regime autoritario. Ma è una conferma. Sono passati tre anni da quando il ricercatore friulano è stato inghiottito per sempre dalle viscere egiziane e nulla è accaduto. O quasi nulla. Le autorità del paese africano tacciono. Anche il governo italiano non ha fatto molto.

L’unico a muoversi è stato il presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, che in un'intervista a Repubblica ha detto: "Al Sisi ha mentito. Il Cairo copre gli apparati che hanno ucciso Regeni".

Tutto il resto delle Istituzioni sono avvolte da un alone di imbarazzante silenzio. Non bastano le iniziative della Procura di Roma. Sarebbe, invece, sufficiente un po’ di quella forza in politica estera mostrata nei giorni scorsi contro la Francia.

Intanto, sull’altra sponda del Mediterraneo, dopo essere andato al potere con un colpo di stato ed essere stato confermato presidente nello scorso mese di marzo, il generale Abdel Fattah el-Sisi resiste e continua ad adottare sistematicamente azioni repressive contro giornalisti, attivisti e elettori critici. Ma il paese più popoloso tra quelli del mondo arabo è strategico dal punto di vista politico (vista la posizione e il controllo del canale di Suez), energetico (gas e petrolio) e commerciale. E questo basta per giustificare l’immobilismo che circonda la vicenda di Giulio Regeni.

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