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Nel 2025 il credito al consumo delle famiglie italiane ha sfiorato i 178 miliardi di euro, secondo un'elaborazione dell'Ufficio studi della CGIA di Mestre su dati Banca d'Italia e Istat. Rispetto al 2016 l'aumento è stato di circa 68 miliardi, pari al 62%. L'esposizione media è arrivata a 6.657 euro per nucleo, il 4,9% in più in un anno.
Prestiti per consumi, liquidità e imprevisti
Si tratta di finanziamenti destinati all'acquisto di beni e servizi oppure all'ottenimento di liquidità. Tra le motivazioni indicate dalla CGIA figurano spese impreviste, difficoltà ad arrivare a fine mese e acquisti di beni durevoli come automobili, mobili ed elettrodomestici. I mutui per l'acquisto della casa sono esclusi da questi 178 miliardi.
Se si aggiungono i mutui, oltre 612 miliardi
Considerando anche i finanziamenti immobiliari, il quadro cambia: ai circa 178 miliardi di credito al consumo si aggiungono 447,5 miliardi di mutui, portando l'indebitamento complessivo indicato dalla CGIA a circa 612,6 miliardi di euro. Nel 2025 sono stati accesi 382.389 nuovi mutui per l'acquisto di abitazioni.
Il credito resta costoso
Il costo del finanziamento continua a essere un elemento decisivo. A luglio 2026 il TAEG sui nuovi prestiti per il credito al consumo era del 10,38%, contro il 3,81% dei nuovi mutui per l'acquisto di abitazioni. Il dato sul credito al consumo è salito dal 10,33% di giugno.
Umbria, Toscana e Sicilia in cima
L'esposizione media più elevata si registra in Umbria, con 7.514 euro per famiglia, seguita da Toscana (7.399 euro) e Sicilia (7.383 euro). All'estremo opposto si trovano Trentino-Alto Adige, Basilicata e Friuli-Venezia Giulia.
A livello provinciale, il valore più alto è quello di Siracusa, con 8.437 euro per nucleo, seguita da Massa-Carrara, Lodi e Pistoia. Pistoia e Ravenna hanno registrato anche la crescita annuale più elevata, pari al 7,1%.
Debito in crescita, ma non necessariamente più fragilità
Il dato va però interpretato con cautela. Secondo Banca d'Italia, nel 2025 il rapporto tra debito e reddito disponibile delle famiglie italiane è ulteriormente diminuito, raggiungendo il livello più basso dalla crisi finanziaria globale. Nello stesso anno il reddito disponibile reale è aumentato dello 0,9%, mentre i prestiti per finalità di consumo hanno rallentato.
Questo significa che l'aumento del credito al consumo non può essere letto da solo come un indicatore di crescente difficoltà economica: conta anche la capacità delle famiglie di sostenere le rate attraverso redditi, risparmi e patrimonio.
La nuova frontiera del “Buy Now, Pay Later”
Un fenomeno da monitorare è il Buy Now, Pay Later (BNPL), il pagamento dilazionato utilizzato soprattutto per gli acquisti online. Secondo Banca d'Italia, la quota di famiglie italiane che lo ha utilizzato è passata dal 4% nel 2022 al 30% nel 2025. L'istituto segnala però che questa modalità di finanziamento è sempre più diffusa anche tra nuclei con redditi medio-bassi, poche risorse patrimoniali e già indebitati.
Il vero termometro dell'economia familiare italiana, quindi, non è soltanto quanto debito viene contratto, ma quanto quel debito pesa sui redditi e sulla capacità di risparmio. I 178 miliardi raccontano una trasformazione delle modalità di consumo; la sostenibilità finanziaria delle famiglie racconta il resto della storia.




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