
La Banca d’Italia non ha effettuato alcun trasferimento delle proprie riserve auree.
La precisazione arriva dopo la decisione della De Nederlandsche Bank, la banca centrale dei Paesi Bassi, di trasferire nei mesi scorsi una parte dell’oro custodito in Nord America verso il Regno Unito, in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche.
Dove si trova l’oro italiano
L’Italia dispone di 2.452 tonnellate di oro, una delle più grandi riserve auree ufficiali al mondo.
La distribuzione geografica è particolare: 1.100 tonnellate, pari al 44,86%, sono custodite in Italia. Un ulteriore 43,29% è negli Stati Uniti, il 5,76% nel Regno Unito e il 6,09% in Svizzera.
Non è una scelta casuale. Bankitalia spiega che la localizzazione deriva sia da ragioni storiche sia da una strategia di diversificazione dei rischi. La presenza nei principali mercati finanziari consente inoltre, in caso di necessità, di utilizzare più rapidamente l’oro riducendo tempi e costi di trasferimento.
La mossa dei Paesi Bassi
Il caso olandese è particolarmente significativo. Tra marzo e agosto 2026, DNB ha trasferito circa 86 tonnellate delle quasi 313 tonnellate custodite complessivamente negli Stati Uniti e in Canada verso Londra.
L’obiettivo dichiarato non è ridurre le riserve, ma aumentarne la liquidità e la negoziabilità, rendendole più rapidamente disponibili in uno scenario di grave crisi. La quantità complessiva di oro olandese è infatti rimasta invariata a 612,4 tonnellate.
Dopo l’operazione, la quota custodita a Londra è salita dal 18,1% al 32,1%, mentre quella negli Stati Uniti è scesa dal 31,3% al 18,5% e quella in Canada dal 19,7% al 18,5%. Il 30,8% resta nei Paesi Bassi.
Perché Londra è strategica
La scelta di Londra non equivale quindi a un semplice “rimpatrio” dell’oro. La capitale britannica è uno dei principali hub mondiali per il commercio dell’oro fisico e i lingotti custoditi presso la Bank of England devono rispettare gli standard internazionali del mercato.
Per DNB questo significa poter trasformare più rapidamente l’oro in liquidità qualora una crisi rendesse necessario utilizzare le riserve.
Anche la Francia ha modificato parte delle riserve
Un precedente importante arriva dalla Banque de France. Nel 2025 la banca centrale francese ha venduto 129 tonnellate di oro custodite a New York, perché quei lingotti non rispettavano più lo standard LBMA, e ha acquistato oro conforme agli standard internazionali in Europa.
Anche in questo caso, però, la quantità complessiva delle riserve francesi non è diminuita: resta pari a circa 2.437 tonnellate.
L’oro torna al centro della sicurezza finanziaria
Le diverse strategie di Italia, Paesi Bassi e Francia mostrano una tendenza più ampia: l’oro sta tornando ad avere un ruolo importante nella gestione delle riserve delle banche centrali.
In un mondo caratterizzato da guerre, sanzioni, tensioni commerciali e rischi geopolitici, il metallo prezioso viene considerato un asset di riserva e un “ancora di fiducia” capace di contribuire alla diversificazione e alla protezione dai rischi sistemici. La stessa DNB definisce l’oro un elemento fondamentale della propria preparazione alle crisi.
Italia: nessun cambio di strategia
Per ora, dunque, l’Italia non segue la strada intrapresa dai Paesi Bassi. La strategia di Bankitalia rimane quella di mantenere l’oro distribuito tra Italia, Stati Uniti, Regno Unito e Svizzera.
La vera questione, nell’attuale scenario geopolitico, non è soltanto quanto oro possiede una banca centrale, ma anche dove lo custodisce e quanto rapidamente può renderlo disponibile in caso di crisi.


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