L’inflazione negli Usa è destinata a restare alta?

Differenze e analogie alla base dell’esplosione dei prezzi al consumo negli Stati Uniti e nell’Eurozona

L’inflazione negli Usa è destinata a restare alta?

A giugno, l’inflazione nell’Eurozona ha fatto segnare l’8,6% su base annua. Negli Stati Uniti non va meglio: i prezzi al consumo volano ai massimi degli ultimi 40 anni: era infatti dal novembre 1981 che non si registrava un balzo così significativo (9,1% a giugno). Su base mensile l’incremento è stato dell’1,3%, il maggiore dal 2005.

Al primo posto per entrambe le zone valutarie c’è la componente energia, che a maggio ha segnato un balzo notevole: +39% nell’Eurozona e +34% negli Usa (su base annua). Ma nella prima economia al mondo l’inflazione di gran parte delle componenti meno volatili tende a essere più alta rispetto a quella fatta segnare nell’Eurozona.

Si tratta di un indizio che negli Stati Uniti l’inflazione non è un fenomeno passeggero. Ciò non significa che lo stesso non stia accadendo in Europa. Ma, se lo sta facendo, siamo ancora nelle fasi iniziali del ciclo di radicamento.

L’inflazione core (che esclude prodotti i cui prezzi tendono a essere fortemente volatili come i beni energetici, alimentari, l’alcool e il tabacco) tende a essere maggiormente rappresentativa di quanto dell’inflazione registrata in un’area valutaria sia destinato a radicarsi, cioè a diventare duraturo.

Per comprendere meglio il possibile radicamento dell’inflazione nel Vecchio continente e negli Usa si può guardare anche alle origini. Da un lato è vero che gli spread tra inflazione complessiva e quella core fatti sono a livelli tra i più alti di sempre, e in crescita, in entrambi i casi. Questo suggerisce che i prodotti molto volatili (come gli energetici) stiano avendo una grande influenza nella spinta verso l’alto dell’inflazione.

D’altra parte, si può anche notare che i valori europei staccano ormai nettamente quelli americani. Ciò evidenzia che negli Usa la tendenza a incorporare l’inflazione in tutti i prodotti, anche quelli di solito meno volatili, sia molto più alta. E questo a sua volta fa pensare che l’inflazione statunitense sia generata in parte maggiore da cause interne e a dinamiche di domanda, come per esempio il fatto che il tasso di disoccupazione sia molto basso e che per compensare la forte domanda di lavoro i salari negli Usa siano cresciuti a ritmi sostenuti.

Al contrario, nell’Eurozona sembra che gli alti tassi d’inflazione dipendano in misura maggiore alla variazione dei prezzi dei prodotti volatili, e dunque più a dinamiche di offerta che di domanda. Basterà questo per far sì che in Europa l’inflazione non resti così elevata anche nel medio-lungo periodo?

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