Lagarde, più draghiana di Draghi

La politica della Bce resta espansiva

Lagarde, più draghiana di Draghi

“La Bce rimane risoluta nel perseguire il proprio mandato e la posizione di politica monetaria accomodante resta al suo posto”. Lo ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde, durante un’audizione all'Europarlamento sottolineando che la crescita dell’Eurozona “rimane debole” soprattutto per l’impatto di “fattori globali” e che le prospettive dell’economia mondiale “restano fiacche e incerte”.

Lagarde prosegue dunque sulla scia lasciata da Draghi. D’altronde senza Qe, che ha comportato la creazione di circa 2,7 trilioni di euro per aiutare paesi tra i quali l’Italia a gestire il debito pubblico, l’euro non esisterebbe oggi.

Tuttavia, è assurdo che per ogni euro stampato dalla Bce di Draghi per acquistare il debito italiano, siano stati creati due euro per acquistare il debito tedesco. Continuando a comprarli in gran numero, la Bce ha creato una carenza di bund, ha spinto i tassi di interesse in territorio negativo e, nel frattempo, ha inflitto danni ai fondi pensione e alle compagnie assicurative tedesche.

In realtà Draghi ha fatto ciò che poteva, stretto tra vincoli politici (imposti soprattutto da Berlino). Il fine della regola che costringeva a comprare il debito tedesco e italiano con un rapporto di due a uno era di consentire ai politici di Berlino di far finta che la Bce non stesse realmente finanziando il debito italiano: ma era esattamente ciò che serviva per salvare l’euro.

Ciò che conta, oggi, è che Lagarde dovrà lavorare proprio con gli stessi vincoli politici che ha dovuto fronteggiare Draghi. Quantomeno fino quando la Bce non sarà “autonoma” dalla politica.

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