Perché i tassi negativi sono un problema, ma solo per le banche del Nord Europa

Spesso si sorvola sui proventi delle banche legati ai finanziamenti della Bce, che arrivano nel complesso a compensare gli oneri e in molti casi possono anche far pendere a favore l’ago della bilancia. A vantaggio, soprattutto, degli istituti di credito di Grecia, Italia, Spagna e Portogallo

Perché i tassi negativi sono un problema, ma solo per le banche nordeuropee

I tassi negativi rappresentano croce e delizia per le banche europee. La decisione di portare sottozero la remunerazione sui depositi (adottata 7 anni fa dalla Bce) fa spesso parlare di sé per il peso esercitato sui bilanci degli istituti di credito. Quasi sempre si sorvola invece sui proventi legati ai finanziamenti della Bce, anche questi concessi a condizioni specularmente convenienti per scongiurare una crisi del credito connessa alla pandemia. I vantaggi di questi ultimi arrivano nel complesso a compensare gli oneri e in molti casi possono anche far pendere a favore l’ago della bilancia.

Sono in effetti ben 34 i miliardi di euro che le banche dell’Eurozona hanno versato alla Bce dal giugno 2014 come interessi negativi a causa della liquidità detenuta in eccesso nei depositi. A ricordarlo è una ricerca della FinTech tedesca Deposit Solutions, nella quale si sottolinea anche come nel 2020 si sia raggiunta la cifra record di 8,5 mld. Il 60% di questa è stato a carico delle banche tedesche e francesi, che lo scorso anno hanno corrisposto oneri rispettivamente 2,7 e 2,5 mld.

Questo spiega, per esempio, perché il tema sia particolarmente sentito in Germania, dove nel 2020 la ‘tassa’ imposta dai depositi sottozero è risultata pari al 17% degli utili ante imposte delle banche, spingendo molte di esse a scaricare gli interessi negativi sui clienti. Il peso sulle italiane si è limitato invece a 362 milioni, mitigato in parte anche dal meccanismo di tiering adottato dall’Eurotower.

Il risvolto positivo della medaglia è invece nascosto dietro determinate operazioni (T-Ltro III) targate Bce, attraverso le quali le banche possono dallo scorso anno prendere in prestito denaro a un tasso di interesse che può scendere fino al -1% sotto determinate condizioni. In questo modo si generano utili, che in media arrivano quasi a pareggiare l’effetto precedente (8,4 mld nel 2020), ma che sono distribuiti in maniera disomogenea. Ad accedere a questo tipo di finanziamenti sono infatti in modo particolare gli istituti del Sud Europa: Grecia, Italia, Spagna e Portogallo, che ne traggono adesso i maggiori benefici. Deposit Solutions calcola che le banche del nostro Paese abbiano quasi raddoppiato nel 2020 il ricorso a questa risorsa preziosa portandolo a 374 mld, cifra che corrisponde al 10% dei loro attivi (la sola Grecia ci supera con il 12%).

Per le banche italiane e spagnole il reddito da interessi generato dal finanziamento T-ltro è quindi in grado di sovracompensare gli effetti dei tassi di deposito negativi pagati alla Bce, lasciando loro un surplus rispettivamente di 1,6 mld e di 1 mld. Al contrario, il bilancio resta negativo per le olandesi (342 milioni), per le francesi (412 mln) e soprattutto per le tedesche (oltre 1 mld).

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