Il Governo tedesco spinge Deutsche Bank e Commerzbank verso la fusione?

Le prime due banche tedesche verso la fusione?

Il Governo tedesco sta valutando se spingere verso la fusione le due grandi banche tedesche, Deutsche Bank e Commerzbank entrambe in crisi. L’obiettivo sarebbe di farne un’unica grande banca. D’altronde, il ministro delle finanze Olaf Scholz ha ripetuto più volte quanto la Germania abbia bisogno di un settore finanziario competitivo a livello globale. E la sua voce pesa anche perché il Governo federale detiene una quota del 15,6% in Commerzbank dopo il salvataggio avvenuto nel 2009.

Quest’ultima, tra le due, sembrava interessata maggiormente alla fusione ma ora anche Deutsche Bank ha capito di non poter aspettare ancora a lungo per trovare una soluzione strategica ai propri problemi. Un'ondata di cattive notizie, tra le quali le perquisizioni della polizia nel quartier generale a novembre per un'indagine su riciclaggio di denaro ed evasione fiscale, ha fatto crollare il prezzo delle azioni. Anche se il ceo Christian Sewing si è vantato durante una festa di Capodanno che i costi sono finalmente sotto controllo, il valore di mercato di Deutsche è sceso a soli 14 miliardi di euro, il che rende umiliante il paragone con gli ex rivali statunitensi. Oggi la più grande banca americana vale 296 mld. Questo perché al primo prestatore tedesco manca un prerequisito fondamentale: un modello di business. Proprio per questo motivo si era ipotizzato per Deutsche Bank un matrimonio con la svizzera Ubs (scenario poi rigettato dall’istituto elvetico), ma Berlino non vede di buon occhio l’idea di trasferire la sede centrale al di fuori dei propri confini.

Il che ci riporta a Commerzbank. Anche se si profila un alto costo in termini di tagli al personale proprio quando si avvicina il 150° anno dalla fondazione di Deutsche Bank, il 10 marzo 2020. Ma anziché un giorno di festa per la prima banca in Germania - che ha spianato la strada al miracolo economico tedesco del dopoguerra e guidato le aziende emergenti del paese sul palcoscenico della globalizzazione – rischia di trasformarsi nella celebrazione di un declino strutturale. Della fine di un’epoca.

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I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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