Una bolla incombe sull’industria della neve. Aumenta l’età media degli sciatori, ma non c’è ricambio

C’è una “bubble of wealth” sull’industria sciistica

Lo sci è una vera e propria industria del tempo libero, che tra poche settimane entrerà nel vivo della stagione con le Olimpiadi invernali di Pyeongchang. Ma, come un altro sport tradizionalmente associato a un certo livello di benessere economico, il golf, si trova ad affrontare alcune sfide nodali.

"Il punto è riuscire a generare crescita nel lungo periodo", afferma il ricercatore svizzero Laurent Vanat, che ogni anno pubblica un rapporto internazionale su Snow and Mountain Tourism. Tuttavia, gli ostacoli sono numerosi, tra i quali l'invecchiamento dell’età media degli sciatori, i cambiamenti sia tecnologici che climatici e, persino, la Brexit.

Il mercato è, ormai, decisamente maturo e questa generazione non sarà adeguatamente sostituita da quelle successive. La partecipazione sembra, infatti, essersi stabilizzata nel Regno Unito, Europa continentale e Stati Uniti. Questa dinamica, però, accresce i rischi di una “bubble of wealth” (“bolla di ricchezza”) sul settore sciistico che sta invecchiando e rischia di esplodere.

Nel Regno Unito, dove il mercato vale circa 3 miliardi di sterline, più dei due terzi di coloro che mettono gli sci ai piedi ha un'età compresa tra i 43 e i 65 anni. In tal contesto, occorre aggiungere che la svalutazione della sterlina, causata dal risultato del referendum sulla Brexit, non sta certo aiutando il settore. Una mano la stanno, invece, tendendo russi e cinesi, la cui domanda è crescente.

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