
Il mercato italiano dell’Intelligenza artificiale ha raggiunto nel 2025 un valore stimato di 1,8 miliardi di euro, segnando una crescita di circa il 50% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dalla nuova ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, che evidenzia come l’adozione dell’AI stia diventando sempre più pervasiva nelle imprese italiane.
Un italiano su due usa l’AI al lavoro
I dati mostrano una diffusione significativa degli strumenti di IA tra i lavoratori: circa uno su due utilizza strumenti intelligenti nelle proprie attività professionali, con benefici percepiti in termini di efficienza e capacità di portare a termine compiti complessi. Tuttavia, una parte consistente di questo utilizzo è fuori controllo diretto delle aziende, una dinamica nota come Shadow AI, che può aumentare i rischi di sicurezza e conformità normativa.
Generative AI e licenze software in aumento
Le grandi imprese italiane stanno puntando sempre più su applicazioni pronte all’uso: l’84% ha acquistato licenze di sistemi di Generative AI, come chatbot conversazionali o strumenti di automazione dei contenuti, con un aumento di oltre il 30% in un anno. Software come Microsoft Copilot, ChatGPT Plus e Gemini Advanced sono tra le soluzioni più diffuse.
Giganti vs PMI: un’Italia divisa
Nonostante l’entusiasmo, il mercato nazionale dell’AI è caratterizzato da un forte divario tra grandi aziende e PMI. Il 71% delle grandi imprese ha almeno un progetto di IA attivo, ma tale quota scende drasticamente all’8% tra le piccole e medie imprese italiane, limitando così la diffusione trasversale della tecnologia.
Ecosistema vivace: imprese e startup
Secondo l’Osservatorio, oltre 1.000 aziende italiane offrono soluzioni e servizi basati su IA, e circa 135 startup attive negli ultimi cinque anni propongono tecnologie verticali per settori come healthcare, fintech e industrie digitali. Questo fermento imprenditoriale posiziona l’Italia come un hub dinamico per l’innovazione AI in Europa, pur sotto altri indicatori.
Impatto sui modelli di business e domanda di competenze
Il 58% delle imprese che ha adottato soluzioni di IA segnala un impatto significativo sul proprio modello di business, con cambiamenti nella proposta di valore, nella relazione con i clienti e nell’efficienza operativa. Parallelamente, la domanda di figure con competenze in IA è cresciuta del 93% nel 2025, e in circa il 76% delle offerte per profili qualificati vengono richieste skill specifiche in intelligenza artificiale.
AI e lavoro: da strumento a leva di produttività
L’impatto positivo dell’IA si riflette anche nelle attività quotidiane: quasi 4 lavoratori su 10 dichiarano di risparmiare oltre 30 minuti per compiti gestiti con strumenti di AI, e altrettanti affermano di svolgere attività che altrimenti non sarebbero in grado di fare senza tecnologia.
Intelligenza artificiale e governance
Nonostante l’adozione crescente, la governance dell’AI resta un nodo critico: solo il 9% delle aziende italiane ha strutturato un framework formale per integrare l’IA nei processi in linea con obiettivi etici e strategici. La maggioranza (54%) sta però muovendo passi verso una governance centralizzata, anche alla luce dei requisiti previsti dall’AI Act europeo.
Italia nella cornice europea
Sebbene il mercato domestico faccia segnare numeri importanti, l’adozione complessiva dell’IA in Italia è ancora sotto la media europea: secondo dati Eurostat recenti circa 8,2% delle imprese italiane utilizza tecnologie AI, inferiore alla media Ue e a Paesi come Germania e Spagna.
Prospettive e ostacoli
La crescita dell’IA in Italia riflette un potenziale di trasformazione marcato, ma anche un paradosso: l’adozione diffusa di strumenti non sempre corrisponde a una strategica integrazione strutturale dei sistemi AI nei processi di business, come evidenziato da studi internazionali sulla AI readiness. Ciò indica che, per trasformare davvero il tessuto produttivo, servono investimenti in competenze, cultura digitale e capacità di gestione dei dati.







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