
L’Italia arretra nella corsa mondiale all’innovazione e si ferma al 31° posto su 49 Paesi analizzati nel Teha Global Innosystem Index 2026.
A guidare la classifica è Singapore, seguita da Israele e Regno Unito, mentre il sistema italiano continua a mostrare forti squilibri strutturali che frenano competitività e crescita tecnologica.
Il dato arriva in un momento cruciale per l’Europa, impegnata nella sfida globale su intelligenza artificiale, transizione digitale e autonomia tecnologica rispetto a Stati Uniti e Cina.
Il vero problema? Pochi investimenti e fuga di competenze
Tra i principali fattori che penalizzano il Paese ci sono gli investimenti troppo bassi in istruzione, ricerca e sviluppo.
L’Italia è soltanto 37ª al mondo per spesa pubblica in educazione rispetto al PIL e 35ª per numero di laureati nella fascia 25-34 anni.
Anche sul fronte STEM il ritardo pesa: i laureati in discipline scientifiche e tecnologiche rappresentano appena il 23,5% del totale, un dato distante dagli standard delle economie più avanzate.
A questo si aggiunge la cronica debolezza del venture capital: gli investimenti in startup innovative valgono appena lo 0,03% del PIL, molto meno rispetto ai grandi hub globali dell’innovazione.
Università poco attrattive, cervelli in fuga
Il sistema universitario italiano fatica anche sul piano internazionale.
Solo una quota limitata degli atenei italiani compare nella top 200 mondiale e il Paese resta poco attrattivo per studenti e ricercatori stranieri.
Negli ultimi anni il fenomeno della fuga dei cervelli continua inoltre a colpire il settore scientifico e tecnologico: molti giovani ricercatori scelgono Germania, Regno Unito, Stati Uniti o Paesi nordici per salari più alti e maggiori opportunità di carriera.
Ma l’Italia eccelle nella ricerca scientifica
Nonostante i limiti strutturali, il report evidenzia anche punti di forza molto rilevanti.
L’Italia è quinta al mondo per numero di pubblicazioni scientifiche e citazioni accademiche, segnale di un’elevata qualità della ricerca universitaria e dei centri scientifici nazionali.
Il Paese si posiziona inoltre al sesto posto globale per capacità di trasformare ricerca e innovazione in risultati economici concreti, superando economie come Germania, Francia e Cina.
Supercomputer e AI: il punto forte italiano
Uno dei settori dove l’Italia sta crescendo più rapidamente è quello del supercalcolo e dell’intelligenza artificiale.
Grazie alle infrastrutture HPC (High Performance Computing), il Paese è oggi settimo al mondo per potenza computazionale disponibile, con poli strategici come il Tecnopolo di Bologna che ospita alcuni dei supercomputer più avanzati d’Europa.
Una risorsa sempre più centrale nello sviluppo di AI, medicina avanzata, simulazioni climatiche e cybersicurezza.
La sfida dei prossimi anni
Il quadro delineato dal rapporto è chiaro: l’Italia possiede competenze scientifiche di alto livello, ma rischia di perdere terreno senza una strategia forte su istruzione, ricerca e innovazione industriale.
In un’economia globale sempre più guidata da tecnologia, dati e intelligenza artificiale, il vero nodo non è soltanto produrre eccellenze, ma riuscire a trattenerle e trasformarle in crescita stabile.







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