“Colmare il gap digitale”

Confindustria Digitale propone un Piano straordinario. Sul digitale l’Italia spende in media 85 euro per cittadino. Molto meno rispetto a Francia (186 euro), Regno Unito (323) e Germania (207)

Digitale, Confindustria: “Colmare il gap”

Sviluppo delle competenze per adattarsi al cambiamento, accelerare il piano triennale per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione, incentivare la trasformazione delle imprese, sviluppare reti 5G e banda ultralarga. Sono i quattro punti della proposta presentata da Confindustria Digitale.

Dal punto di vista dello stato di attuazione dell'Agenda digitale, nell'Ue l’Italia era 25° nel 2014. Nel 2019 la posizione era ancora lontana dai principali competitors europei: 24°.

"Un andamento che si dimostra incapace di colmare il gap digitale del Paese e modificare il trend di crescita - ha evidenziato il presidente di Confindustria Digitale, Cesare Avenia - Dobbiamo necessariamente cambiare approccio e fare della trasformazione digitale una misura strutturale per la crescita economica".

La spesa pubblica sul digitale in Italia è di 85 euro per cittadino, a fronte dei 186 euro registrati dalla Francia, 323 dal Regno Unito e 207 dalla Germania. Per colmare la differenza, secondo Confindustria, il nostro Paese dovrebbe raddoppiare gli investimenti pubblici per 10-11 miliardi di euro l'anno.

"Da una parte - ha spiegato Avenia - lo Stato deve investire di più e meglio sull'innovazione digitale, facendo da volano agli investimenti privati. Dall'altra, le sorti dei progetti di trasformazione digitale vanno separate dall'alternanza politica dei governi nazionali e locali". 

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Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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