
La Cina ha già vinto la gara tecnologica contro gli Stati Uniti e ha lasciato l’Europa molto indietro. È la tesi netta — e provocatoria — di James Kynge, Senior Research Fellow for China and the World della Chatham House, intervenuto nei giorni scorsi al panel “What is China’s vision for a new world order?”. Secondo Kynge, mentre Pechino ha investito in modo sistematico per almeno vent’anni, l’Europa “è rimasta perlopiù addormentata”, sottovalutando la portata strategica della competizione tecnologica globale.
66 tecnologie su 74: i numeri del sorpasso cinese
A supporto della sua tesi, Kynge cita i dati dell’Australian Strategic Policy Institute (ASPI) e del suo Critical Technology Tracker. Il risultato è eloquente: la Cina è in vantaggio sugli Stati Uniti in 66 tecnologie avanzate su 74, mentre Washington mantiene la leadership solo in otto ambiti. Si tratta di settori chiave per il potere economico e militare del futuro, che spaziano dall’intelligenza artificiale ai semiconduttori, dalle biotecnologie ai materiali avanzati.
Ricerca scientifica: Pechino domina anche negli articoli “élite”
Il vantaggio cinese non riguarda solo l’industria, ma anche la produzione di conoscenza. Secondo l’ultimo Nature Index, che misura gli articoli scientifici di maggiore impatto a livello globale, la Cina guida ormai la classifica mondiale per pubblicazioni “élite”, superando Stati Uniti ed Europa. Un dato che segnala come il baricentro della ricerca scientifica stia rapidamente spostandosi verso l’Asia.
Brevetti: il gap che pesa sul lungo periodo
Ancora più marcata la distanza sul fronte della proprietà intellettuale. All’Ufficio Mondiale della Proprietà Intellettuale (WIPO) delle Nazioni Unite, la Cina conta 1,8 milioni di domande di brevetto pendenti, contro le circa 500mila degli Stati Uniti. Un divario che, nel lungo periodo, rischia di tradursi in un controllo strutturale delle filiere tecnologiche globali.
Intelligenza artificiale: sfida aperta, ma con regole diverse
Sull’IA, il confronto è più equilibrato. Cina e Stati Uniti sono oggi testa a testa, come ammesso anche da Jensen Huang, CEO di Nvidia, che inizialmente aveva indicato Pechino in vantaggio per poi correggere il tiro. Ma, secondo Kynge, il punto non è solo chi è avanti, bensì come si compete.
Open source e costi bassi: la strategia cinese
La prima grande differenza riguarda il modello di sviluppo. Molti dei principali modelli di IA cinesi — come Qwen di Alibaba, Kimi e K2 — sono open source, a differenza dei grandi modelli statunitensi, in gran parte proprietari. La seconda differenza è economica: far funzionare i modelli cinesi costa una frazione rispetto a quelli americani. In alcuni casi, un decimo o meno per milione di token elaborati.
Un miliardo di utenti: l’effetto scala
Questo mix di open source e costi ridotti ha un effetto dirompente sulla diffusione. Secondo Kynge, la suite Qwen di Alibaba ha già raggiunto circa un miliardo di utenti nel mondo, lasciando i modelli statunitensi in forte svantaggio sui mercati emergenti e nei Paesi in via di sviluppo.
È davvero troppo tardi per gli Usa (e per l’Europa)?
Per Kynge, il sorpasso cinese è già realtà. Ma il gioco non è necessariamente chiuso. Gli Stati Uniti potrebbero ancora ribaltare lo scenario con un “moonshot” tecnologico, come una svolta radicale sull’IA o sul quantum computing, capace di cambiare completamente le regole del gioco. Per l’Europa, invece, la sfida appare più complessa: senza una strategia industriale e tecnologica comune, il rischio è quello di restare definitivamente schiacciata tra Washington e Pechino.
Una corsa che ridisegna il nuovo ordine globale
La competizione tecnologica non è solo economica, ma geopolitica. Chi controlla le tecnologie avanzate, i brevetti e l’intelligenza artificiale controlla anche le catene del valore, la sicurezza e — in prospettiva — il nuovo ordine mondiale. Ed è su questo terreno che, secondo James Kynge, la Cina ha già preso un vantaggio decisivo.









