
La Repubblica Popolare Cinese ha autorizzato tre dei suoi colossi tecnologici – ByteDance, Alibaba e Tencent – a importare i chip H200 di Nvidia, tra i più avanzati al mondo per l’intelligenza artificiale. La decisione segna un cambio di passo significativo dopo mesi di restrizioni e incertezze sul fronte dei semiconduttori ad alte prestazioni.
Domanda di IA più forte delle restrizioni
Alla base della scelta c’è una realtà difficile da aggirare: la domanda interna di capacità computazionale per l’IA sta esplodendo. Dallo sviluppo di modelli linguistici avanzati, ai sistemi di raccomandazione, fino alle applicazioni industriali e governative, le big tech cinesi necessitano di chip potenti, efficienti e immediatamente disponibili.
Equilibrio delicato tra autonomia e dipendenza
Pechino si trova così a dover bilanciare due obiettivi strategici: da un lato accelerare lo sviluppo dell’industria nazionale dei semiconduttori, dall’altro evitare colli di bottiglia tecnologici che rischierebbero di rallentare la corsa cinese all’IA rispetto a Stati Uniti ed Europa.
Nvidia resta centrale, nonostante il decoupling
Nonostante le restrizioni all’export imposte da Washington, Nvidia continua a rappresentare un nodo critico dell’ecosistema globale dell’IA. Il chip H200, evoluzione dell’H100, offre prestazioni elevate soprattutto nell’addestramento dei modelli generativi, rendendolo essenziale per i player che competono su scala globale.
Big Tech cinesi sotto pressione competitiva
Per gruppi come ByteDance (Doubao), Alibaba (Qwen) e Tencent (Hunyuan), l’accesso a hardware avanzato è cruciale per restare competitivi rispetto a OpenAI, Google e Meta. Il via libera ai chip Nvidia consente loro di ridurre il gap tecnologico nel breve periodo, in attesa che le soluzioni domestiche raggiungano maturità industriale.
Una mossa pragmatica, non un dietrofront
La decisione non rappresenta una rinuncia alla sovranità tecnologica, ma piuttosto una scelta pragmatica: mantenere la traiettoria di sviluppo dell’IA evitando rallentamenti strategici, mentre Pechino continua a investire miliardi di dollari in chip domestici, supercalcolo e architetture alternative.
Il segnale al mercato globale
Il via libera ai chip Nvidia invia un messaggio chiaro: la competizione tecnologica non è un gioco a somma zero immediato. Anche nel pieno della guerra tecnologica tra Cina e Stati Uniti, l’interdipendenza resta un fattore strutturale, soprattutto nell’intelligenza artificiale, in un contesto in cui Pechino può vantare dal canto suo la raffinazione di circa il 90% delle terre rare a livello globale.






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