Volkswagen, il primo produttore di auto al mondo ha davanti a sé una sfida (im)possibile

VW ha davanti a sé una sfida (im)possibile

Una delle più grandi sfide nella storia dell'industria tedesca. È ciò che si trova ad affrontare Herbert Diess, amministratore delegato di Volkswagen. In cinque anni deve riuscire a trasformare la prima casa automobilistica al mondo da un “vecchio” colosso industriale, ancora impelagato nello scandalo diesel-gate, in una società tecnologica all'avanguardia che produce veicoli elettrici e a guida autonoma. Su questi ultimi due punti, prima dello scandalo sulle emissioni (già costato 25 mld di euro a cui sommare il danno reputazionale), non aveva adeguatamente investito il Gruppo di Wolsburg. Ma ora si trova a dover fare di necessità virtù.

Diess gode del sostegno del potente comitato aziendale, che rappresenta i dipendenti, così come della famiglia Porsche-Piëch, che controlla il 52% della multinazionale. Il ceo ha anche assunto la presidenza di altre aziende del Gruppo: Audi, Skoda e Seat. Ma non si tratta solo di spostare pedine in determinate posizioni chiave. Il 16 novembre il Gruppo ha messo sul piatto 35 mld di euro da investire nei prossimi 5 anni.

A medio termine, VW vuole costruire un milione di veicoli elettrici l'anno. Per fare ciò, la produzione della batteria sarà cruciale. A differenza dei rivali BMW e Daimler, VW ha scelto di produrre in-house le batterie. L’obiettivo è passare da primo produttore mondiale di motori a combustione interna a leader globale nel comparto delle auto elettriche.

Il sogno è avvicinarsi a colossi come Apple, Alphabet e Amazon, ma anche Tesla e Uber. Ciò equivarrebbe a un aumento decuplicato della sua attuale capitalizzazione di mercato, circa 74 miliardi di euro.

Se VW dovesse fallire i propri obiettivi, sarebbero a rischio 640 mila dipendenti in tutto il mondo (100 mila in Germania a cui aggiungere 1 milione di posti di lavoro grazie all’indotto). Il piano di Diess prevede comunque il taglio di 14 mila dipendenti entro il 2020. Anche perché, come ha spiegato il ceo, le fabbriche di auto elettriche richiedono dal 20 al 30% di lavoratori in meno rispetto alla produzione tradizionale.

La scommessa del produttore tedesco di auto riguarda, in realtà, tutta l’economia tedesca. Può un paese che non ha prodotto alcun colosso digitale riuscire a traghettare le vecchie industrie in una nuova era tecnologica?

Trasformare un’economia manifatturiera e soprattutto metalmeccanica in una innovativa non sarà facile, ma Diess ci sta provando. E può contare su uno stile più sobrio rispetto ai suoi predecessori. Nella vita privata, invece, Diess ama guidare la sua Ferrari e curare "Itxaso", un ristorante di tapas alla moda di Monaco di Baviera aperto insieme a moglie e figlio, e ispirato ai ricordi degli anni vissuti in Spagna.

Solo la storia dirà se Diess sarà stata la persona giusta per portare VW nel futuro. I tedeschi paiono per ora fiduciosi e ricordano quando negli anni ’80 le imprese di auto tedesche furono date per spacciate in seguito all’avvento dei produttori giapponesi. Invece, i gruppi nipponici furono battuti proprio sul loro terreno: quello della riduzione dei costi.

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