Draghi: “Siamo soli, serve un’Europa più forte e meno dipendente dagli Usa”

Dal Premio Carlo Magno arriva il duro monito dell’ex presidente BCE: “La strategia del compromesso con Washington non ha funzionato”. Difesa comune, industria europea e autonomia strategica al centro del nuovo appello all’Unione

Draghi scuote l’Europa: “Siamo soli”

Mario Draghi lancia uno dei messaggi più forti degli ultimi anni sul futuro dell’Europa.

Nel suo discorso alla cerimonia del Premio Carlo Magno ad Aquisgrana, l’ex presidente della BCE e già premier italiano ha descritto un continente entrato in una nuova fase storica: meno protetto dagli Stati Uniti, più esposto alle tensioni geopolitiche globali e costretto a ripensare il proprio ruolo strategico.

“Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli insieme”, ha dichiarato Draghi, sottolineando come le alleanze internazionali stiano cambiando rapidamente.

Gli Usa diventano “partner imprevedibile”

Secondo Draghi, il problema non riguarda solo Russia o Cina, ma anche il mutato atteggiamento americano verso l’Europa.

“Gli Stati Uniti sono diventati più conflittuali e imprevedibili”, ha spiegato, aggiungendo che la tradizionale strategia europea basata su negoziazione e compromesso “non ha funzionato”.

Un passaggio che molti analisti leggono anche come riferimento alle tensioni commerciali, ai dazi, alla competizione industriale e alle recenti frizioni sulla sicurezza europea e sulla NATO.

Per Draghi, l’Europa deve diventare “più assertiva” per riequilibrare il rapporto transatlantico.

Difesa comune: “L’Europa deve sapere reagire”

Uno dei punti centrali del discorso riguarda la sicurezza.

Draghi ha chiesto un salto politico e militare dell’Unione Europea, sostenendo che se un Paese membro venisse attaccato, la risposta europea dovrebbe essere “inequivocabile” ancora prima dell’inizio di una crisi.

L’ex presidente BCE ha indicato due strade: creare coalizioni ristrette tra Paesi europei più pronti ad agire; rafforzare concretamente l’articolo 42.7 dell’UE, la clausola di difesa reciproca europea, mai realmente trasformata in una struttura operativa.

Secondo Draghi, un’Europa militarmente più forte non indebolirebbe la NATO, ma la renderebbe più equilibrata.

Industria europea e “Made in Europe”

Nel suo intervento, Draghi ha insistito anche sulla necessità di una nuova politica industriale europea.

L’ex premier ha ricordato che i governi europei spendono ogni anno tra 40 e 70 miliardi di euro in armamenti americani, mentre la ricerca europea nella difesa resta appena un decimo di quella statunitense.

Per questo ha rilanciato il concetto di “Made in Europe” come leva strategica per rafforzare: semiconduttori, tecnologie green, industria della difesa, autonomia energetica.

Secondo Draghi, senza una forte domanda interna europea sarà impossibile competere con Stati Uniti e Cina.

“Il libero commercio da solo non basta più”

Pur difendendo il commercio globale e il mercato aperto, Draghi ha avvertito che l’Europa non può più limitarsi alla sola liberalizzazione degli scambi.

Anche con tutti gli accordi commerciali oggi in discussione, ha spiegato, l’impatto sul PIL europeo sarebbe inferiore allo 0,5%.

Il vero nodo, secondo l’ex premier, resta interno: mercati energetici frammentati, mercati dei capitali incompleti e troppa regolamentazione stanno rallentando la competitività europea.

Il “federalismo pragmatico” di Draghi

Tra i concetti più forti del discorso emerge quello di “federalismo pragmatico”.

Per Draghi, i Paesi europei pronti ad accelerare su difesa, tecnologia e integrazione economica dovrebbero poter andare avanti anche senza l’unanimità dei 27 membri.

Un modello simile a quello che portò alla nascita dell’euro.

“L’euro dimostra che quando l’Europa costruisce istituzioni comuni solide, il sostegno dei cittadini cresce”, ha spiegato.

Merz: “L’Europa deve attuare il piano Draghi”

A sostenere apertamente Draghi è stato anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che durante la cerimonia ha definito il rapporto dell’ex premier italiano sull’Europa “un’analisi implacabile ma necessaria”.

Merz ha chiesto all’UE di applicare concretamente le proposte contenute nel piano Draghi sulla competitività europea, ormai considerato uno dei documenti strategici più influenti per il futuro dell’Unione.

Un’Europa davanti a una scelta storica

Il messaggio finale di Draghi è chiaro: l’Europa si trova davanti a una svolta storica.

Tra guerre commerciali, instabilità geopolitica, crisi energetiche e nuove competizioni tecnologiche, il continente dovrà scegliere se restare dipendente dagli equilibri globali o diventare una vera potenza politica, industriale e militare.

“Le crisi stanno costringendo gli europei a capire cosa vogliono costruire insieme”, ha concluso Draghi.

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