
Taiwan torna al centro dello scontro geopolitico tra Cina e Stati Uniti.
Durante il vertice con Donald Trump, il presidente cinese Xi Jinping ha lanciato un avvertimento molto duro: una gestione errata della questione taiwanese potrebbe portare a uno scontro diretto tra le due superpotenze.
Per Pechino, Taiwan rappresenta una provincia ribelle da riannettere. Xi considera la riunificazione un obiettivo strategico fondamentale entro il 2049, anno del centenario della Repubblica Popolare Cinese.
Gli Stati Uniti, pur riconoscendo ufficialmente la politica della “One China”, continuano però a sostenere Taipei con forniture militari, tecnologia e cooperazione strategica. Negli ultimi anni Washington ha aumentato la vendita di armi avanzate all’isola, alimentando le tensioni con Pechino.
Ma Taiwan non è solo una questione politica e militare. L’isola è anche il cuore mondiale della produzione di semiconduttori avanzati, indispensabili per intelligenza artificiale, smartphone, auto elettriche e sistemi di difesa. Un eventuale conflitto avrebbe effetti enormi sull’economia globale e sulle catene tecnologiche mondiali.
Dietro i toni concilianti del summit Trump-Xi restano quindi profonde divergenze su commercio, tecnologia, Indo-Pacifico e sicurezza internazionale. E Taiwan continua a essere la linea rossa che potrebbe cambiare gli equilibri globali del XXI secolo.










