L’uscita degli Usa dall’Oms è un grosso problema per tutti. Anche per Washington

Il pianeta non può fare a meno di un “governo globale della salute”. Così come gli Usa non possono rinunciare al mondo e viceversa. Non c’è altra strada che rinegoziare il rilancio dell’Oms su nuove basi. L’Ue forse dovrebbe assumersi questo compito

L’uscita degli Usa dall’Oms è un problema per tutti. Anche per Washington
Tedros Adhanom Ghebreyesus, dg dell’Oms

Donald Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale di Sanità. L’accusa che il presidente degli Stati Uniti muove all’agenzia delle Nazioni Unite è di essere subordinata alla Cina e, per questo, di aver ritardato ad avvisare il mondo che una pandemia era in atto.

Secondo Nature la decisione di Trump potrebbe avere effetti tangibili sulla salute di molte persone nel mondo, perché rischia di ostacolare la libera circolazione delle informazioni all’interno della comunità scientifica mondiale. Inoltre l’uscita degli Usa dall’Oms potrebbe comportare una ripresa di malattie infettive, come la poliomielite e la malaria. Al contempo, gli Stati Uniti potrebbero perdere la loro influenza sulle iniziative di salute globale, incluse quelle relative alla distribuzione di farmaci e vaccini contro il nuovo coronavirus quando diverranno disponibili.

Ma vediamo i numeri. Gli Stati Uniti, fino al 2019, sono stati i maggiori finanziatori dell’Oms. Lo scorso anno Washington ha conferito all’agenzia Onu 450 milioni di dollari, pari al 15% del budget dell’Oms. E qui emerge il primo nodo. Il bilancio dell’Organizzazione è finanziato dagli Stati membri solo per il 25%. Il 75% proviene da privati.

E occorre non dimenticare che i meriti dell’Oms sono notevoli. Tra questi, la lotta alle malattie infettive anche grazie a campagne di vaccinazioni di massa nei paesi più poveri. E non si parla solo dell’eradicazione completa del vaiolo, la malattia più mortifera della storia (si calcola che abbia ucciso non meno di un miliardo di persone).

Questi successi l’Oms li ha ottenuti anche grazie agli Stati Uniti. Ma il vento è ora cambiato. Si è affermata in molte parti del mondo l’idea che i sistemi sanitari debbano essere soggetti, come tutti i servizi, alle leggi di mercato. Ma soprattutto si è radicata l’idea che il governo mondiale, ancorché limitato a pochi ambiti, sia un’utopia fondata su un baraccone inutile e costoso: le Nazioni Unite.

E il problema è che gli Usa ben prima della presente Amministrazione sono stati tra i fautori della trasformazione dell’Oms, con il disimpegno progressivo degli Stati e l’ingresso dei privati. Una scelta – sappiamo oggi - che ha creato molti più problemi di quanti ne abbia risolti.

Sebbene l’Onu sia un’organizzazione indubbiamente perfettibile resta ad oggi il più importante esperimento al mondo di struttura sovranazionale. Così come di un “governo globale della salute” il pianeta non può fare a meno. È altresì vero che gli Usa non possono rinunciare al mondo e anche il suo viceversa. Non c’è altra strada allora che rinegoziare il rilancio dell’Oms su basi completamente nuove. L’Ue potrebbe, forse dovrebbe, assumersi questo compito.

Qualcuno ha scagliato la prima pietra. “La rottura di Washington con l'Oms rappresenta una grave battuta d’arresto per la sanità mondiale”. Lo ha scritto su Twitter il ministro della Salute tedesco, Jens Spahn. Adesso, ha sottolineato, l’Ue “dovrà impegnarsi di più finanziariamente con l’Oms”.

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