Usa-Cina, le 4 (difficili) partite nell’Indo-Pacifico

Gli Usa e i loro partner in Estremo Oriente stanno intensificando gli sforzi per circoscrivere l’ascesa cinese all’interno della cosiddetta “prima catena di isole” (Giappone, Filippine, Taiwan, Malaysia, Indonesia, Singapore) e monitorare l’accesso di Pechino all’Oceano Pacifico

Usa-Cina, le 4 (difficili) partite nell’Indo-Pacifico

Il protrarsi dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha favorito due lunghi e intensi incontri tra i vertici di Usa e Cina, rispettivamente a Roma e in teleconferenza. Le posizioni sono chiare. Washington punta a smantellare la strana coppia sino-russa. Pechino non ripudia i rapporti con il Cremlino (vedi anche la cosmetica visita di Lavrov in Cina), ma non vuole ledere il proprio soft power in Occidente associandosi a uno Stato paria.

Ad ogni modo, la ripresa delle comunicazioni tra americani e cinesi non ha rallentato la loro competizione. In particolare, gli Usa e i loro partner in Estremo Oriente stanno intensificando gli sforzi per circoscrivere l’ascesa cinese all’interno della cosiddetta “prima catena di isole” (Giappone, Filippine, Taiwan, Malaysia, Indonesia, Singapore) e monitorare l’accesso di Pechino all’Oceano Pacifico. A conferma che oggi per la Casa Bianca questo teatro conta più di quello ucraino.

Taiwan

A inizio mese Taiwan ha ospitato contemporaneamente due delegazioni statunitensi, rispettivamente una inviata dal presidente Usa Joe Biden e l’altra guidata dall’ex segretario di Stato Mike Pompeo. Il loro messaggio era lo stesso: Washington continuerà a difendere Formosa anche se non è intervenuta contro Mosca sul suolo ucraino. Taipei ha inoltre siglato con Washington un accordo da 246 milioni di dollari per potenziare il proprio sistema di comunicazione militare nei prossimi tre anni. Significa che gli Usa preservano la loro ambiguità strategica nei confronti di Taiwan. Da un lato continuano a fornirle sostegno politico e militare come deterrente nei confronti di una possibile invasione da parte della Repubblica Popolare. Dall’altro si guardano bene dall’annunciare un’alleanza militare con Taipei.

Filippine

A inizio marzo, Manila ha detto anche di essere disponibile ad aprire le proprie basi ai soldati americani qualora la guerra in Ucraina degenerasse al punto di coinvolgere l’Indo-Pacifico. Il presidente filippino Rodrigo Duterte ha una posizione ambigua. Vuole dimostrare di essere al fianco di Washington ma allo stesso tempo non ha sin qui adottato sanzioni contro Mosca, diversamente da altri paesi della regione. Segno che le Filippine non vogliono chiudere definitivamente i rapporti con la Russia, da cui peraltro acquistano armi.

Oceania

Negli ultimi anni Pechino è riuscita a espandere le proprie operazioni politiche ed economiche nelle acque del Pacifico tramite investimenti e aiuti promossi nell’ambito delle nuove vie della seta. Gli Usa puntano ad arginare le attività della Cina anche al di là della “prima catena di isole”. La Casa Bianca ha incaricato il diplomatico Joseph Yun di guidare i negoziati per emendare alcune disposizioni del Trattato di Libera Associazione che lega Washington alla Repubblica di Palau, alla Repubblica delle Isole Marshall e agli Stati Federati di Micronesia. Questo accordo prevede tra le altre cose l’accesso americano alle basi militari locali.

Australia

La penetrazione cinese nel proprio intorno spinge Canberra a rafforzare il rapporto con gli Usa in chiave anticinese. Lo conferma la costruzione di una nuova base per sottomarini a propulsione nucleare sulla costa orientale australiana, che farà il paio con quella dislocata sulla sponda occidentale e ospiterà le imbarcazioni di Usa e Regno Unito. Cioè i paesi da cui Canberra otterrà la tecnologia per la costruzione dei nuovi sottomarini a propulsione nucleare in base al patto Aukus.

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