I numeri dei 5 paesi BRICS: il 23% del Pil globale, il 17% degli interscambi, e il 40% della popolazione mondiale

Xi Jinping ha ribadito che a suo parere l’ordine mondiale è ormai multipolare, aggiungendo che le sanzioni contro la Russia sono “arbitrarie” e “un boomerang”. Cosa unisce e cosa invece divide i 5 paesi.

I numeri dei paesi BRICS: il 23% del Pil globale e il 17% degli interscambi
I leader dei 5 paesi BRICS

Il 14° summit BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) è quest’anno ospitato dalla Cina, bensì il meeting sia online. L’obiettivo è sempre lo stesso: condannare l’espansione delle “alleanze occidentali” e cercare di puntellare nuovi modelli “alternativi” sul piano dello sviluppo economico e delle convergenze internazionali.

Alla vigilia del Summit, Xi Jinping ha ribadito che a suo parere l’ordine mondiale è ormai multipolare, aggiungendo che le sanzioni contro la Russia sono “arbitrarie” e “un boomerang”. Una posizione che nel forum trova consensi: solo il Brasile di Bolsonaro all’Onu ha formalmente condannato l’invasione, la Cina ha votato contro, India e Sudafrica si sono astenuti.

Tuttavia, il summit BRICS appare oggi come un’arma spuntata. Lanciato nel 2009, l’anno in cui il G20 diventava strategico per coordinare il salvataggio dell’economia mondiale dopo la greve crisi finanziaria internazionale innescata negli Stati Uniti, avrebbe dovuto essere il trampolino di lancio politico delle potenze emergenti. E in effetti i cinque BRICS da soli oggi fanno quasi un quarto (23%) dell’economia mondiale e il 17% degli interscambi. E possono contare sul 40% della popolazione mondiale.

Il problema è che i governi BRICS sono uniti da un nemico comune (il primato occidentale), ma divisi su quasi tutto il resto. Sono, in particolare, tesi i rapporti tra Cina e India, sui lati opposti della barricata nell’Indo-Pacifico, tanto che New Delhi fa parte del ‘Quad’ (con Stati Uniti, Giappone e Australia) e del nuovo Indo-Pacific Economic Framework lanciato da Biden, che mirano a ribilanciare l’egemonia cinese.

Ma, al contempo, c’è qualcosa che lega Pechino e New Delhi: le importazioni di petrolio russo a prezzi scontati dopo le sanzioni europee. Ecco perché per l’Occidente il summit Brics è comunque un segnale. Se da un lato il meeting evidenzia le divisioni tra le economie emergenti, dall’altro sottolinea la loro crescente capacità di controbilanciare le decisioni prese a Washington e nelle capitali europee.

quotedbusiness.com è una testata indipendente nata nel 2018 che guarda in particolare all'economia internazionale. Ma la libera informazione ha un costo, che non è sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità. Se apprezzi i nostri contenuti, il tuo aiuto, anche piccolo e senza vincolo, contribuirà a garantire l'indipendenza di quotedbusiness.com e farà la differenza per un'informazione di qualità. 'qb' sei anche tu. Grazie per il supporto

Articoli correlati

La strategia a geometria variabile di Pechino verso Mosca
quoted business

La strategia a geometria variabile di Pechino con la Russia

Global
quoted business

Cina: “Gli Usa smettano di creare conflitti e farsi nemici. La Nato è una sfida sistemica alla pace e alla stabilità mondiali”. Usa: “Possibile che Mosca usi armi nucleari”. Russia: “Risponderemo se la Nato schiera truppe in Svezia e Finlandia”

Usa-Russia-Cina: il quadro si complica? [continua ]

Global
Dalla Turchia via libera all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato

Dalla Turchia via libera all’ingresso di Finlandia e Svezia. La Nato si allarga

Global

Dopo l’Ue, anche il G7 rinvia all’autunno l’idea di Draghi sul gas

Il rinvio a settembre/ottobre della decisione in merito alla fissazione di un tetto massimo al prezzo del gas potrebbe essere tardivo e forse inutile. Mentre sull’oro blu si vedrà, il G7 ha dato l’ok a quello sul petrolio. Ma anche se si decidesse di bloccare il prezzo del gas chi pagherebbe la differenza rispetto al prezzo di mercato: i governi nazionali o l’Ue? [continua ]

Global
quoted business

Il G7 conta ancora?

Le sette economie (Usa, Giappone, Germania, Regno Unito, Italia, Canada, Francia) producevano nel 1990 il 66% del Pil globale, oggi il 46%. Il peso dei 7 sul commercio mondiale è passato dal 52% al 30%, mentre la popolazione dal 12% al 10%. L’unica possibilità per non essere fagocitati da altri paesi, a cominciare da Cina e India, è trasformarsi da soggetti esclusivi a inclusivi, abbracciando relazioni con nuovi paesi emergenti. [continua ]

Global
Nuove rotte marittime nasceranno dallo scioglimento dell’Artico

Nuove rotte marittime nasceranno dallo scioglimento dell’Artico. Per la Russia non è buona notizia

Global

Indicatori

Scopri la sezione Indicatori

(opzionale)
Paesi
www.quotedbusiness.com