Hormuz, il “pedaggio” dell’Iran scuote il mondo: quanto costerebbe e perché è un rischio globale

Teheran vuole trasformare lo stretto più strategico del pianeta in un casello a pagamento. Ma la mossa sfida il diritto internazionale e potrebbe aprire una crisi energetica senza precedenti

Hormuz, il “pedaggio” dell’Iran scuote il mondo: quanto costerebbe

Lo Stretto di Hormuz resta di fatto semi-bloccato anche dopo il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti. Il traffico è crollato: dalle circa 140 navi al giorno pre-conflitto a poche unità autorizzate, con accessi contingentati e controllati dai Pasdaran. Una strozzatura che colpisce una delle arterie energetiche più cruciali al mondo.

L’idea di Teheran: un “casello” sul petrolio
Il governo iraniano ha avanzato una proposta destinata a far discutere: imporre un pedaggio alle petroliere, pari a circa un dollaro per ogni barile trasportato, con pagamenti anche in criptovalute. Secondo stime di JPMorgan Chase, se applicato su larga scala il sistema potrebbe generare tra 70 e 90 miliardi di dollari l’anno. Una leva economica potentissima in un contesto di tensioni globali.

Diritto internazionale: perché il pedaggio è illegittimo
La proposta si scontra con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che garantisce il libero passaggio negli stretti strategici. Secondo le norme, gli Stati rivieraschi non possono né bloccare né tassare il transito. Un eventuale pedaggio costituirebbe quindi una violazione grave, con il rischio di creare un precedente per altre rotte globali.

Quanto costerebbe all’Italia
Per Italia l’impatto diretto sarebbe relativamente contenuto ma simbolicamente rilevante. Prima della guerra, Roma importava circa 22 milioni di barili l’anno attraverso Hormuz: con la tariffa ipotizzata, il costo sarebbe di circa 22 milioni di dollari annui. Tuttavia, il vero rischio è indiretto: aumento dei prezzi energetici e instabilità dei mercati.

I rischi geopolitici: un precedente pericoloso                                                                        Secondo analisi dell’Agenzia Internazionale dell'Energia, potrebbero volerci mesi – se non anni – per riportare alla normalità la produzione energetica del Golfo, anche in caso di riapertura completa. In tale contesto si inserisce l’ipotesi del pedaggio che non è solo economica ma strategica. Se Teheran riuscisse a imporlo, rafforzerebbe il proprio controllo su una rotta vitale e ridefinirebbe gli equilibri globali.

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