Theresa May annuncia il ritorno del Regno Unito nel continente africano

Theresa May annuncia il ritorno del Regno Unito nel continente
Il premier britannico, Theresa May

Da cinque anni un primo ministro britannico non metteva piede a sud del Sahara. Ma il 28 agosto Theresa May, in occasione del suo primo tour africano, ha annunciato a Cape Town, in Sud Africa, il "ritorno" del Regno Unito nel continente.

Di fronte a un parterre di uomini d'affari, il primo ministro ha sciorinato un nuovo obiettivo: "Londra diventerà il primo investitore dei paesi del G7 in Africa entro il 2022". Ambizioso, ma realizzabile: con 55 miliardi di dollari investiti nel 2016, il Regno Unito si avvicina agli Stati Uniti, che hanno messo sul piatto 57 mld nello stesso anno.

May ha promesso un piano di investimenti di 4,4 miliardi di euro a sostegno delle economie africane, incentrato sulla creazione di posti di lavoro per i giovani. E ha argomentato così la sua scelta: "Le sfide che l'Africa deve affrontare non riguardano soltanto il continente. È interesse del mondo affrontare le cause e i sintomi dell'instabilità in Africa, per gestire i flussi migratori e incoraggiare una crescita green."

Musica per le orecchie del presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa. Da quando è entrato in carica a febbraio, l'ex uomo d'affari ha lanciato una campagna per attirare 100 mld di dollari di investimenti esteri in cinque anni e sostenere l'economia sudafricana in difficoltà.

In pochi mesi, un terzo di questa somma è già stato impegnato da Cina, Arabia Saudita e Emirati Arabi. Il presidente cinese, Xi Jinping, ha annunciato più di 12 mld di euro di investimenti cinesi per il Sud Africa durante la sua visita a Johannesburg a luglio. In confronto, gli annunci di Theresa May sembrano modesti, anche se le dichiarazioni paiono realiste: "Non possiamo competere con il potere economico di alcuni paesi, ma possiamo offrire investimenti a lungo termine e di alta qualità”. Ma non è una questione solo di cifre. Il presidente francese, Emmanuel Macron, è stato in Africa ben nove volte dall'inizio del suo mandato.

Sul fronte commerciale, il Regno Unito del post-Brexit apparirà comunque come un nano in Africa. Londra ha avuto scambi commerciali con il continente pari a 36 mld di dollari nel 2015, che diventano 305 mld per l'Ue e 188 mld per la Cina. Il vecchio impero coloniale arriva in ritardo su un continente corteggiato ormai da anni anche dalle economie emergenti.

Il viaggio africano è, tuttavia, stato ugualmente importante. Lo scopo della visita del premier britannico è stato, in realtà, di dimostrare che è in grado di stabilire intese commerciali all'estero anche senza Bruxelles. E ritorna la frase sibillina: l’assenza di un accordo con l’Ue "non sarebbe la fine del mondo".

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