Aumentano i rimpatri dei migranti in Germania. Ma solo quelli che non servono all'economia

La Germania, da un lato, ha da poco approvato una legge che favorisce l'ingresso di lavoratori immigrati necessari al mercato del lavoro e, dall'altro, ha aumentato sensibilmente i rimpatri nei paesi di origine

Aumentano i rimpatri dei migranti che non servono al mercato del lavoro

La linea della Germania sull’immigrazione è ormai chiara. Nei mesi scorsi è stata approvata la nuova legge che tende a favorire l’ingresso di migranti ‘necessari’ al mercato del lavoro.

La prima economia europea, infatti, ha bisogno di un “esercito” di almeno 260 mila migranti l'anno fino al 2060 per far fronte alle carenze di manodopera indotte dal declino demografico. Di quel numero, ben 146 mila persone dovrebbero immigrare da paesi non membri dell'Ue. Ma nel 2017 sono stati appena 38 mila gli arrivi di lavoratori extra Ue in Germania.

Al contempo, anche in vista delle prossime elezioni europee, Berlino ha aumentato le deportazioni degli irregolari in numerosi Stati africani, ma anche in Russia, India e Afghanistan.

Nel 2018, rispetto all'anno precedente, è stato registrato un aumento del 35% del numero di persone rimpatriate soltanto nei paesi del Maghreb (Marocco, Algeria e Tunisia), secondo quanto riferito dal quotidiano Rheinische Post. In termini assoluti si è passati da 1.389 a 1.873. Ma, rispetto al 2015, l’aumento nell’area nordafricana è stato di circa 14 volte.

Il governo tedesco sta ora spingendo affinché Tunisia, Marocco e Algeria siano aggiunti all'elenco dei "paesi sicuri". In tal modo, nell’idea di Berlino, sarebbe possibile accelerare ulteriormente il processo delle espulsioni.

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I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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