
Washington restituisce i dazi. E il conto per l’amministrazione Trump continua a salire. La Customs and Border Protection (CBP) ha già trasferito circa 100 miliardi di dollari di rimborsi alle imprese che avevano pagato i dazi della cosiddetta “Liberation Day”. La cifra equivale a circa il 60% dei 165 miliardi di dollari raccolti attraverso quei prelievi.
Altri 30 miliardi ancora da rimborsare
La partita, però, è tutt'altro che chiusa. Secondo i documenti depositati in tribunale, quasi 29 miliardi di dollari di potenziali rimborsi sono ancora sotto esame, mentre altri 1,6 miliardi non sono stati ancora versati perché gli importatori non hanno fornito le coordinate bancarie necessarie.
Il sistema di rimborso ha già registrato oltre 252.000 richieste, relative a più di 25 milioni di operazioni di importazione. CBP ha accettato per la lavorazione richieste per circa 128,7 miliardi di dollari.
La sentenza della Corte Suprema
Alla base della gigantesca restituzione c'è la decisione del 20 febbraio 2026, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti, con una maggioranza di 6-3, ha stabilito che l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977 non autorizza il presidente a imporre dazi.
La sentenza ha quindi colpito una parte centrale della strategia commerciale di Trump, compresi i cosiddetti dazi “reciproci” annunciati nel 2025. Restano invece in vigore i prelievi fondati su altre norme, come quelli relativi ad acciaio e alluminio e alcune misure contro la Cina.
Amazon, Apple, Nike: pioggia di rimborsi
A beneficiare della restituzione sono soprattutto i grandi importatori. Apple avrebbe già ricevuto circa 2,2 miliardi di dollari, Nike 986 milioni, FedEx 800 milioni, Amazon 640 milioni e General Motors 500 milioni, secondo le più recenti comunicazioni sulle trimestrali societarie.
Amazon, in particolare, ha indicato circa 600 milioni di dollari di rimborsi nel secondo trimestre. La cifra è stata contenuta anche perché il gruppo aveva anticipato alcuni acquisti e, per molti prodotti venduti sulla piattaforma, non risultava essere l'importatore ufficiale.
Ma i consumatori riceveranno i soldi?
È il nodo più controverso. Negli Stati Uniti, infatti, il rimborso viene riconosciuto all'importatore che ha materialmente pagato il dazio, non automaticamente al consumatore finale.
Questo significa che la restituzione potrebbe trasformarsi in un miglioramento dei margini aziendali, in una riduzione dei prezzi oppure in una combinazione delle due cose. Alcune società, tra cui FedEx e Costco, hanno annunciato l'intenzione di trasferire parte dei benefici ai clienti, mentre molte altre decideranno autonomamente come utilizzare le somme ricevute.
Una bomba fiscale e commerciale
Il rimborso da 100 miliardi di dollari rappresenta dunque uno dei più grandi contraccolpi finanziari della politica commerciale di Trump. E la cifra potrebbe aumentare ulteriormente mentre prosegue il contenzioso sui diritti al rimborso.
Nel frattempo, la Casa Bianca ha continuato a cercare basi giuridiche alternative per mantenere una parte della politica tariffaria. La guerra dei dazi, quindi, non è finita: è entrata in una nuova fase, nella quale alla battaglia commerciale si è aggiunta quella giudiziaria e finanziaria.
Dazi incassati, dazi restituiti: per le imprese è una pioggia di liquidità. Per il Tesoro USA, una maxi-fattura ancora in crescita.


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