
Il deficit commerciale degli Stati Uniti ha raggiunto 901,5 miliardi di dollari nel 2025, uno dei livelli più elevati dagli anni Sessanta. Il dato conferma una tendenza strutturale: l’economia americana continua a importare molto più di quanto esporti, nonostante le politiche protezionistiche e industriali lanciate negli ultimi anni.
Dicembre in peggioramento: importazioni su, export giù
Nel mese di dicembre il disavanzo commerciale è salito a 70,3 miliardi di dollari, rispetto ai 53 miliardi del mese precedente. Le importazioni sono aumentate del 3,6% a 357,6 miliardi, mentre le esportazioni sono scese dell’1,7% a 287,3 miliardi. Particolarmente rilevante il calo dell’export verso il Canada, sceso ai minimi dal gennaio 2022.
Dollaro forte, consumi e reshoring: le cause del gap
Il deficit riflette diversi fattori macroeconomici:
- Dollaro forte, che rende meno competitive le esportazioni USA e più convenienti le importazioni.
- Domanda interna elevata, sostenuta da consumi e investimenti pubblici.
- Riposizionamento delle catene globali del valore, con importazioni che si spostano dalla Cina verso Messico, Vietnam e altri Paesi asiatici, senza però ridurre il volume totale del gap commerciale.
- Politiche industriali e dazi, che hanno favorito la produzione domestica in alcuni settori strategici (energia, semiconduttori), ma senza compensare il disavanzo complessivo.
Un tema politico ed economico strategico
Il deficit commerciale è tornato al centro del dibattito politico statunitense, soprattutto in vista delle tensioni con partner chiave e delle politiche di “economic nationalism”. Un gap così ampio può pesare su: equilibrio dei conti con l’estero; stabilità del dollaro nel lungo periodo; relazioni geopolitiche e commerciali con Europa, Canada e Asia.
Prospettive 2026: meno deficit o nuova escalation commerciale?
Gli analisti prevedono che il deficit resterà elevato anche nel 2026, con possibili correzioni legate a: rallentamento dei consumi USA; reshoring industriale incentivato dai sussidi pubblici; nuove tensioni tariffarie con partner commerciali strategici. Ma una riduzione strutturale del gap richiederà un cambio profondo nel modello economico americano, oggi fortemente basato su consumi e importazioni.


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