L’Italia rallenta, crescita dimezzata dallo shock energetico. Pil atteso allo 0,5% nel 2026

L'impennata dei prezzi di petrolio e gas frena consumi, investimenti ed export. L'inflazione torna a erodere il potere d'acquisto delle famiglie e mette a rischio i recenti progressi sui salari reali.

Crescita dimezzata dallo shock energetico

L'economia italiana si prepara ad affrontare un nuovo anno di crescita debole. Secondo le ultime Prospettive Economiche dell'OCSE, il Pil nazionale dovrebbe aumentare appena dello 0,5% nel 2026, un ritmo inferiore alle attese e fortemente condizionato dal nuovo shock energetico che sta investendo l'Europa.

L'organizzazione internazionale evidenzia come il rincaro di petrolio e gas stia pesando contemporaneamente sui consumi delle famiglie, sugli investimenti delle imprese e sulle esportazioni, frenando la capacità di espansione dell'economia italiana.

Inflazione in risalita, salari reali sotto pressione

Uno degli aspetti più preoccupanti del rapporto riguarda il ritorno delle pressioni inflazionistiche. Dopo mesi di graduale recupero del potere d'acquisto, l'aumento dei costi energetici rischia infatti di annullare i progressi ottenuti dai lavoratori.

Ad aprile l'inflazione italiana è salita al 2,8%, sostenuta principalmente dall'aumento delle bollette e dei carburanti. Secondo l'OCSE, questo fenomeno potrebbe tradursi in una nuova perdita di capacità di spesa per milioni di famiglie, proprio mentre i consumi stavano mostrando segnali di ripresa.

Medio Oriente e Stretto di Hormuz: i rischi per l'Italia

Tra i principali fattori di vulnerabilità emerge la forte dipendenza energetica del Paese. L'Italia resta infatti più esposta rispetto ad altre grandi economie europee alle tensioni geopolitiche che coinvolgono il Medio Oriente.

Una quota significativa delle forniture energetiche nazionali continua a dipendere dal petrolio raffinato e dal gas naturale che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più delicati per il commercio energetico mondiale. Eventuali interruzioni o nuove escalation militari potrebbero tradursi rapidamente in ulteriori rincari.

I segnali positivi non bastano

Il quadro non è però interamente negativo. L'OCSE riconosce che tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 stavano emergendo alcuni segnali incoraggianti.

Nel primo trimestre dell'anno il Pil è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, sostenuto dagli investimenti nelle filiere farmaceutiche, dalla transizione energetica e digitale e dall'accelerazione dei progetti finanziati dal PNRR.

Anche il settore delle costruzioni ha beneficiato dello sblocco di nuove risorse europee, mentre gli incentivi fiscali hanno continuato a sostenere parte degli investimenti immobiliari.

Milano-Cortina traina i servizi

Un contributo temporaneo alla crescita è arrivato anche dai preparativi per le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. L'evento ha generato un aumento dell'attività nei servizi, nel turismo e nelle esportazioni collegate all'indotto olimpico.

Tuttavia, secondo gli economisti dell'OCSE, questi effetti positivi rischiano di essere compensati dal peggioramento della fiducia di consumatori e imprese provocato dall'incertezza internazionale.

Export in difficoltà e prospettive per il 2027

Le esportazioni italiane hanno mostrato segnali di debolezza soprattutto verso i mercati dell'Eurozona e degli Stati Uniti, registrando una flessione alla fine del 2025 prima di un lieve recupero nei primi mesi del 2026.

Per il 2027, l'OCSE prevede comunque un moderato miglioramento. Se i prezzi energetici dovessero rientrare e le tensioni geopolitiche attenuarsi, la crescita italiana potrebbe risalire allo 0,6%.

Una prospettiva che resta però legata a variabili esterne difficilmente controllabili e che conferma come energia, geopolitica e competitività industriale siano oggi i principali fattori in grado di determinare il futuro dell'economia italiana.

Fonte
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