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L'Italia diventa più ricca, ma anche più diseguale. Secondo gli ultimi Conti Distributivi della Banca d'Italia, alla fine del 2025 la ricchezza netta media delle famiglie ha raggiunto i 453 mila euro, in aumento rispetto ai 431 mila euro dell'anno precedente.
Dietro questo dato positivo si nasconde però una forte concentrazione patrimoniale: il 10% delle famiglie più ricche controlla il 60,6% della ricchezza netta complessiva, mentre alla metà meno abbiente degli italiani resta appena il 7,2%.
Disuguaglianze in aumento
A confermare il trend è l'indice di Gini, il principale indicatore utilizzato per misurare la distribuzione della ricchezza. Nel 2025 è salito da 71,5 a 72,2 punti, segnalando un ulteriore aumento delle disuguaglianze patrimoniali.
Il fenomeno segue una tendenza osservata anche in molte economie avanzate, dove la crescita dei mercati finanziari e degli asset ha favorito soprattutto i nuclei familiari già più abbienti.
Due Italie: chi investe e chi sopravvive
Lo studio evidenzia una netta differenza nelle strategie patrimoniali delle famiglie.
Per i nuclei con minori disponibilità economiche, oltre il 90% della ricchezza è concentrato nella prima casa e nei depositi bancari. Le famiglie più ricche, invece, dispongono di portafogli molto più diversificati, con una forte presenza di azioni, fondi, obbligazioni e altri strumenti finanziari che hanno beneficiato del rialzo dei mercati negli ultimi anni.
È proprio questa capacità di diversificazione a contribuire all'ampliamento del divario patrimoniale.
Bruxelles riapre il dibattito sul fisco
Il tema è tornato al centro dell'attenzione anche a livello europeo. Nelle raccomandazioni del Semestre Europeo, la Commissione UE sostiene che l'Italia potrebbe beneficiare di un sistema fiscale più equo e orientato alla crescita.
Tra le ipotesi avanzate dai tecnici di Bruxelles figura uno spostamento di parte della pressione fiscale dal lavoro verso basi imponibili oggi meno utilizzate, come patrimoni e successioni, accompagnato da un rafforzamento della lotta all'evasione fiscale.
Patrimoniale, scontro politico aperto
Le proposte europee hanno immediatamente riacceso il confronto politico.
Il centrodestra continua a escludere qualsiasi forma di patrimoniale, sostenendo che una maggiore tassazione dei grandi patrimoni rischierebbe di allontanare investimenti e capitali dal Paese.
Dall'altra parte, le forze progressiste ritengono invece necessario un riequilibrio fiscale per sostenere il welfare e contrastare una concentrazione della ricchezza sempre più marcata. Una parte del dibattito si sta inoltre spostando sul livello europeo, con la proposta di strumenti comuni per evitare fenomeni di delocalizzazione fiscale.
Una sfida economica e sociale
Secondo numerosi osservatori internazionali, tra cui organismi come il Fondo Monetario Internazionale e l'OCSE, la crescita delle disuguaglianze rappresenta una delle principali sfide delle economie avanzate. Un'eccessiva concentrazione della ricchezza può infatti incidere sui consumi, sulla mobilità sociale e sulla stessa crescita economica di lungo periodo.
Per l'Italia il tema non riguarda più soltanto la redistribuzione, ma anche la capacità di garantire opportunità, investimenti e sviluppo in un Paese che continua a registrare una delle più elevate concentrazioni patrimoniali dell'Europa occidentale.



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