Istat: “L’evasione è troppo elevata”. Bankitalia: “Sì al taglio del cuneo”

L'Istituto di statistica mette in guardia sull'elevata evasione fiscale e contributiva che mette a rischio la crescita del Paese. E per Bankitalia il taglio del cuneo, seppur modesto, non è uno stimolo irrilevante

Istat: “L’evasione è troppo elevata”. Bankitalia: “Sì al taglio del cuneo”

I dati contenuti nella Relazione sull'economia non osservata allegata alla Nota di aggiornamento al Def “mostrano la persistenza di livelli elevati di evasione fiscale e contributiva, aspetti critici per il rafforzamento della capacità competitiva e di crescita del nostro Paese e per l’efficacia e l’equità delle politiche pubbliche”. A sottolinearlo è il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo nell’audizione sulla Nadef davanti alle Commissioni Bilancio di Senato e Camera.

Le stime della relazione evidenziano in media, nel triennio 2014-2016, un gap complessivo pari a circa 109,7 miliardi. Ma “per gli interventi riguardanti il recupero dell’evasione, una quantificazione precisa è ardua”, spiega il vice dg della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini.

Poi l'attenzione è andata su un altro nodo. “Anche la riduzione del cuneo fiscale può dare uno stimolo non irrilevante, seppur graduale, all’economia, accrescendo sia la competitività delle imprese, sia i redditi reali e quindi i consumi delle famiglie”, sottolinea Bankitalia nel documento sulla Nota di aggiornamento al Def consegnato alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Tuttavia, “la scelta di disattivare integralmente le clausole nel 2020 - aggiunge Signorini - limita l’ammontare di risorse che possono essere dedicate alla riduzione del cuneo”.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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