Bankitalia: “Incrementi di spesa e riduzioni di imposte non si traducono automaticamente in più Pil”

La Banca centrale: “Serve sforzo straordinario. Riforme in tempi rapidi e senza inefficienze per rilanciare la crescita e la produttività dell’economia italiana”

Bankitalia: “Più spesa e meno tasse non si traducono in un Pil maggiore”

“Per il nostro paese inizia ora un percorso tutt’altro che agevole. Andranno delineati in tempi rapidi progetti di investimento e di riforma lungimiranti, concreti e dettagliati. Tali progetti andranno attuati senza ritardi e inefficienze. È la condizione per garantire l’effettivo accesso ai finanziamenti previsti dal Next Generation EU, per rilanciare la crescita e la produttività dell’economia italiana”.

Con queste parole si è espresso il capo del Servizio Struttura economica della Banca d’Italia Fabrizio Balassone.

Secondo Bankitalia, serviranno “uno sforzo straordinario nell’attività di programmazione e una capacità di realizzazione che non sempre il Paese ha mostrato di possedere dovranno accompagnare l’aumento delle risorse disponibili. L’impatto sull’economia dipenderà anche dal miglioramento del contesto in cui si svolge l’attività di impresa”. Ma “sarebbe rischioso assumere che incrementi di spesa e riduzioni di imposte possano automaticamente tradursi in una crescita economica sostenuta e duratura senza un impegno continuo per il miglioramento della qualità dell'azione pubblica”.

“Se non dovessimo essere in grado di ripagare il debito significherebbe che la situazione si sarebbe decisamente aggravata. La preoccupazione dovrebbe essere quella, non le richieste del Mes – spiega Balassone rispondendo a una domanda del presidente della commissione Bilancio del Senato -. Il Mes nasce come strumento di emergenza in situazione di crisi di singoli paesi, in quelle circostanze è stato disegnato uno strumento che prevede certe condizionalità. Lo strumento che abbiamo oggi è affidato allo stesso organismo, il Mes, ma ha una struttura completamente diversa: non ci sono condizionalità come quelle dei programmi tradizionali ma è un programma di scopo, serve per le spese sanitarie.”

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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