Welfare (informale), l'ammortizzatore sociale per i giovani è la famiglia

Alti tassi di disoccupazione e bassi livelli di reddito hanno schiacciato in questi anni di crisi i giovani, ma in Italia il welfare informale è stato assicurato dalla famiglia. Un recente studio realizzato dal Fondo monetario internazionale (Fmi) ha sottolineato il ruolo della famiglia di origine, in cui i genitori hanno svolto una funzione protettiva mettendo a disposizione risorse di cui hanno beneficiato i figli, funzionando da ammortizzatore sociale.

L’effetto ha riguardato non solo i ragazzi di 18-24 anni ma anche i giovani adulti di età tra 30 e 40 anni. Emergono dati significativi se si compara l’aggregato Ue e l’Italia facendo un confronto generazionale su redditi disponibili equivalenti delle famiglie in cui vivono gli individui classificati per classi di età. Mentre nell’Ue la fascia di età 18-24 è risultata la più penalizzata dalla crisi, in Italia l’impatto maggiore si è avuto nella fascia 25-64.

Nell’immediato questa caratteristica protettiva e inclusiva delle famiglie è servita a tamponare i casi di sofferenza, ma ha costituito anche un fattore di debolezza: il sostegno dei genitori, da un lato, riduce il valore del loro reddito equivalente e, dall’altro, non favorisce l’autonomia dei figli (giovani e giovani adulti). Al netto del sostegno informale delle famiglie di origine, la condizione dei giovani italiani negli anni della crisi è allineata alla media Ue.


L'impatto della crisi sulle generazioni: "L'Italia è un caso particolare?"
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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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