Entro la fine del 2021 persi 1,3 milioni di occupati

La perdita di posti di lavoro per il complesso delle imprese italiane, tra dicembre 2019 e la fine del 2021, sarà pari all’8,2% del totale dei 16 milioni di addetti nelle imprese prima dell’emergenza. Nonostante le difficoltà sul fronte occupazionale, secondo laCongiuntura flash di Confindustria, il Pil italiano è tuttavia sulla “buona strada”.

Entro la fine del 2021 persi 1,3 milioni di occupati

L’Italia inizia “il lungo sentiero stretto di risalita”: primi segnali positivi si registrano nei servizi e l’industria si mostra solida. L’analisi è contenuta nella Congiuntura flash di Confindustria, secondo cui il Pil è “sulla buona strada”.

Maggio, affermano i tecnici di viale dell’Astronomia, “si è confermato per l’Italia il mese dei graduali allentamenti delle restrizioni anti-Covid, grazie anche al ritmo significativo delle vaccinazioni. Ciò rende possibile nel secondo trimestre un primo, piccolo, aumento del Pil, cui seguirà un forte rimbalzo nel terzo e quarto pari a oltre il +4%, che si consoliderà grazie all’impatto che verrà dagli investimenti finanziati dal piano europeo Next generation Eu”.

Ma c’è anche un rovescio della medaglia. La perdita di posti di lavoro per il complesso delle imprese italiane, tra dicembre 2019 e la fine del 2021, sarà di circa 1,3 milioni di unità, pari all’8,2% del totale dei 16 milioni di addetti nelle imprese prima dell’emergenza, la gran parte dei quali impiegati nel settore dei servizi. È quanto emerge dal ‘Rapporto Regionale Pmi 2021’, realizzato da Confindustria e Cerved, in collaborazione con Intesa Sanpaolo.

A livello territoriale – sottolinea lo studio - le stime evidenziano perdite assolute più consistenti nel nord-ovest (399 mila addetti, -7,8%), rispetto a nord-est (322 mila, -8,2%), mentre in termini relativi, gli effetti sarebbero maggiori nel Mezzogiorno (320 mila, -8,4%) e nel centro Italia (289 mila, -8,9%).

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