Dove il lavoro “rende” di più: le regioni italiane con il maggior valore aggiunto per dipendente

I dati Istat 2025 fotografano un’Italia a due velocità: forti divari territoriali tra Nord e Sud, con la Lombardia in testa per produttività e retribuzioni. In media, ai lavoratori torna solo metà del valore che producono

Le regioni italiane con il maggior valore aggiunto per dipendente

Secondo l’Annuario statistico italiano 2025 dell’Istat, nel 2022 ogni dipendente in Italia ha percepito una retribuzione lorda media di circa 28 mila euro, a fronte di un valore aggiunto medio per addetto pari a 56 mila euro. In altre parole, solo il 50% del valore prodotto dal lavoro torna ai lavoratori sotto forma di salario, mentre l’altra metà resta alle imprese.

Un equilibrio che cambia da regione a regione

Il rapporto tra retribuzione e valore aggiunto resta relativamente stabile sul territorio nazionale, ma le cifre assolute variano in modo netto, soprattutto tra Nord e Mezzogiorno. È qui che emergono le fratture strutturali del mercato del lavoro italiano.

Dove si guadagna di più: la classifica delle retribuzioni

Le retribuzioni lorde più elevate si concentrano nelle regioni più industrializzate: Lombardia: circa 33 mila euro per dipendente; Emilia-Romagna: 30 mila euro; Trentino-Alto Adige: 29,7 mila euro. All’estremo opposto c’è la Calabria, con 19,4 mila euro, unica regione sotto la soglia dei 20 mila. Nel complesso, un lavoratore del Nord guadagna in media circa 10 mila euro in più rispetto a uno del Sud.

Produttività del lavoro: Lombardia irraggiungibile

Se si guarda al valore aggiunto per addetto, utilizzato come indicatore di produttività del lavoro, il divario si accentua: Lombardia: 71 mila euro, unica sopra i 70 mila; Trentino-Alto Adige: 69,4 mila euro; Emilia-Romagna: 61,5 mila euro.

Il Sud resta indietro

Quattro regioni restano sotto i 40 mila euro di valore aggiunto per addetto: Sardegna, Molise, Puglia e Calabria. Proprio la Calabria chiude la classifica nazionale con 34,7 mila euro, risultando la regione con la più bassa produttività del lavoro in Italia.

Un Paese diviso anche dal lavoro

I numeri dell’Istat confermano una realtà nota ma ancora irrisolta: la produttività e i salari seguono la stessa mappa delle disuguaglianze territoriali. Senza politiche mirate su investimenti, capitale umano e qualità dell’occupazione, il rischio è che il divario continui ad ampliarsi, frenando la crescita dell’intero Paese.

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