Debito, crescita e mercati globali: la sovranità economica si è “spuntata”

C’è un sovrano invisibile che condiziona sempre più le economie nazionali: la finanza globale. Tassi, liquidità, debito e crescita non dipendono più soltanto dalle decisioni dei singoli governi.

Inflazione, tassi d’interesse, crescita e debito attraversano ormai i confini nazionali. Una decisione della Federal Reserve o della BCE può modificare il costo del denaro, i flussi finanziari e le condizioni di credito anche a migliaia di chilometri di distanza.

La ricerca di Fabrizio Casalin, Giorgio Fazio e Yacoub Sleibi, pubblicata nel 2026 su Economic Inquiry, mostra quanto sia profondo questo fenomeno: analizzando 22 economie tra il 2000 e il 2019, gli autori individuano una forte componente globale nel debito delle famiglie e nel debito pubblico, mentre il debito delle imprese appare molto più legato a fattori nazionali.

Il caso italiano è particolarmente significativo

Per l’Italia, secondo lo studio, i fattori globali spiegano una quota molto elevata della dinamica del debito: circa il 72% per quello delle famiglie, l’83% per quello pubblico e il 30% per quello delle imprese.

È un dato che cambia la prospettiva: ciò che appare come una scelta esclusivamente nazionale può essere, almeno in parte, il risultato di condizioni finanziarie determinate oltre i confini del Paese.

La liquidità globale muove il credito

Il meccanismo è relativamente semplice. Quando le principali banche centrali allentano la politica monetaria, aumenta la liquidità disponibile sui mercati internazionali. Il denaro più abbondante e meno costoso può alimentare credito, investimenti, prezzi immobiliari e indebitamento anche in Paesi che non hanno adottato direttamente quelle decisioni.

I dati BIS più recenti confermano la forza di questi collegamenti: nel primo trimestre 2026 il credito bancario transfrontaliero è aumentato dell’11% su base annua, raggiungendo 39.500 miliardi di dollari. Il credito in valuta estera denominato in dollari ha raggiunto 14.700 miliardi di dollari, mentre quello denominato in euro è arrivato a 5.100 miliardi.

Debito e crescita: attenzione alle apparenze

La ricerca introduce poi un elemento particolarmente interessante. Se si osservano i dati senza eliminare l’influenza degli shock globali, il debito delle famiglie sembra avere un effetto positivo sulla crescita.

Ma quando i ricercatori isolano le componenti esclusivamente nazionali, questo effetto scompare.

Diverso il caso del debito pubblico e di quello delle imprese: una volta rimossi gli shock globali, il loro rapporto con la crescita risulta più chiaramente negativo. In altre parole, parte di ciò che normalmente attribuiamo alle dinamiche interne può essere spiegato dalla grande “marea” finanziaria internazionale.

Un problema che riguarda tutti

Il tema diventa ancora più rilevante in un momento in cui il debito pubblico globale è ai massimi storici del dopoguerra. Secondo l’IMF, il debito pubblico mondiale è salito a quasi il 94% del PIL nel 2025 e, seguendo le attuali traiettorie, potrebbe raggiungere il 100% entro il 2029.

Anche la BIS segnala una crescente interazione tra debito sovrano, mercati finanziari e intermediari non bancari fortemente indebitati: un eventuale shock sui mercati può quindi trasmettersi più rapidamente dal sistema finanziario ai conti pubblici e viceversa.

Sovranità economica: il problema è il controllo

Il punto non è che i governi abbiano perso ogni capacità di intervento. È che la loro autonomia è più limitata di quanto suggerisca la dimensione nazionale delle politiche economiche.

Un governo può decidere quanto spendere, una banca centrale può modificare i tassi e un'autorità di vigilanza può imporre regole sul credito. Ma nessuno di questi soggetti controlla completamente la liquidità globale, i movimenti dei capitali o le condizioni finanziarie internazionali.

Per questo la ricerca arriva a una conclusione politicamente rilevante: ridurre la cooperazione internazionale non rende necessariamente gli Stati più sovrani. Può, al contrario, renderli più vulnerabili a fenomeni che non sono in grado di governare da soli.

La nuova sfida: governare insieme ciò che nessuno controlla da solo

La globalizzazione finanziaria rende quindi sempre più difficile separare nettamente politica economica nazionale e dinamiche internazionali.

La risposta potrebbe non essere una maggiore chiusura, ma una maggiore cooperazione: coordinamento macroeconomico, regole finanziarie compatibili, vigilanza sui flussi di capitale e maggiore attenzione agli effetti internazionali delle decisioni delle grandi banche centrali.

La sovranità economica, nell'era della finanza globale, non è scomparsa.

Ma è diventata “spuntata”.

E il vero potere potrebbe appartenere sempre meno a chi decide da solo e sempre più a chi riesce a coordinarsi con gli altri.

Fonte
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