Lo Sri Lanka cade nel baratro. L’isola affronta la peggiore crisi economica dall’indipendenza del Regno Unito

Il paese, che conta 22 milioni di abitanti, sta affrontando una delle peggiori crisi economiche degli ultimi decenni, con un’inflazione alle stelle, le finanze pubbliche al collasso e il Covid-19 che stanno devastando l’economia.

Il paese cade nel baratro

Lo Sri Lanka è sull’orlo del baratro per la peggior crisi economica degli ultimi decenni causata dal calo vertiginoso (circa il 70%) di valuta straniera nelle casse dello Stato, impedendo alle autorità di importare beni di prima necessità e di rimborsare un pesante debito estero.

La popolazione, che conta 22 milioni di abitanti, è allo stremo delle forze per il rincaro dei prezzi, conseguenza diretta della costante diminuzione dei prodotti disponibili sul mercato, costretti a lunghe code per acquistare quei pochi beni essenziali ancora in vendita e razionati, oltre a dover sperimentare black-out fino a 10 ore al giorno.

Secondo alcuni analisti, si tratta della peggiore crisi finanziaria da quando, nel 1948, lo Sri Lanka ha ottenuto l’indipendenza dal Regno Unito. La situazione è peggiorata nei giorni scorsi: nella capitale i mezzi di trasporto pubblici sono fermi per la carenza di carburante, alcuni ospedali hanno dovuto bloccare gli interventi chirurgici ordinari a causa dei black-out e della penuria di farmaci.

La crisi in atto viene valutata come il risultato della cattiva gestione delle finanze pubbliche e dei tagli fiscali intempestivi operati dal governo oltre all’impatto della pandemia di Covid-19. Anche l’invasione dell’Ucraina non ha aiutato: i costi del carburante sono aumentati del 40% in una settimana.

Lo Sri Lanka, uscito soltanto nel 2009 da decenni di guerra civile, è stato peraltro colpito da una serie di eventi avversi. L’agricoltura ha subito una disastrosa siccità nel 2016, il turismo è stato stroncato dagli attacchi islamisti del 2019, poi il Covid-19 ha prosciugato le rimesse dei cittadini che vivono all’estero. Il turismo e la diaspora sono due fonti vitali di valuta estera necessarie per pagare le importazioni e rimborsare il significativo debito estero. Secondo alcune stime, le riserve in valute straniere non supererebbero 2,31 miliardi di dollari.

Ad aprile il governo avvierà negoziati con l’Fmi (che aveva erogato nel 2021 all’isola 87 milioni di aiuti per far fronte alla pandemia) in merito alla sua capacità ad onorare il pagamento di 4 mld di debiti esteri, inclusa un’obbligazione sovrana internazionale da 1 mld con scadenza a luglio. Finora l’India ha aperto una nuova linea di credito per oltre 2,5 mld, destinati essenzialmente all’acquisto di cibo e farmaci, oltre a 500 mln di dollari per una spedizione di 40 mila tonnellate di diesel.

Il paese insulare si trova ad affrontare problemi di solvibilità a causa dei rischi derivanti da livelli di debito insostenibili, al 119% del Pil, per un totale di 51 mld. E pesa l’esposizione verso l’estero. Il 36,4% del debito dello Sri Lanka è in obbligazioni sovrane internazionali (14,6% con l’Asian Development Bank, 10,9% con il Giappone e il 10,8% con la Cina).

La seconda economia al mondo ha assunto nel tempo un ruolo chiave nell’isola. Negli ultimi 10 anni, nell’ambito della ‘Belt and Road Initiative’, la Cina ha anche prestato mld per progetti infrastrutturali come porti e una centrale a carbone. Il governo di Colombo ha chiesto a Pechino di ristrutturare il rimborso del debito di circa 3,5 mld.

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