
La rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva apre una nuova fase per il Brasile, la maggiore economia dell’America Latina. Il voto del 25 ottobre ha premiato il presidente uscente, che ha superato Flávio Bolsonaro con circa il 51,8% dei voti validi. La sfida, ora, è trasformare i risultati economici e sociali rivendicati dal governo in un miglioramento duraturo del potere d’acquisto.
Disoccupazione e povertà in calo, ma i redditi arrancano
Durante l’ultimo mandato di Lula, il mercato del lavoro ha mostrato progressi e la povertà è diminuita. Ma questi risultati convivono con una difficoltà strutturale: l’aumento dei prezzi erode il valore reale dei redditi e limita i benefici della crescita per molte famiglie. La questione centrale non è soltanto creare occupazione, ma rendere più solide le condizioni economiche dei cittadini.
Debito pubblico e tassi alti: il dilemma di Lula
Secondo Reuters, il debito pubblico brasiliano ha superato l’82% del Pil, mentre l’inflazione si attesta al 4,6% e il tasso di riferimento resta al 13,75%. Un quadro che restringe i margini di manovra del governo: aumentare salari minimi e prestazioni sociali senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici sarà una delle prove più difficili del nuovo mandato.
La guerra commerciale con Trump e il peso della Cina
Anche la politica estera avrà conseguenze economiche. Nel luglio 2026 gli Stati Uniti hanno introdotto dazi aggiuntivi del 25% su numerosi prodotti brasiliani, con alcune esenzioni; ulteriori misure hanno portato per determinate merci il prelievo complessivo fino al 37,5%. La disputa commerciale può pesare sulle imprese esportatrici e rende strategica la diversificazione dei mercati. La Cina, ormai principale destinazione di molte esportazioni brasiliane, resta così un partner decisivo.
Il vero equilibrio: crescita, welfare e stabilità
Il nuovo mandato si apre quindi con una sfida doppia: sostenere occupazione e politiche contro la povertà, senza alimentare squilibri fiscali e pressioni sui prezzi. A complicare il percorso c’è anche un Congresso a forte presenza conservatrice, che potrebbe ostacolare alcune riforme. La rielezione consegna a Lula la continuità politica, ma non elimina i vincoli economici che il Brasile dovrà affrontare dal 2027.


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