“Obbedisco”, da Garibaldi a Santanchè: la parola che attraversa la storia italiana

Dalla Terza guerra d’indipendenza al governo Meloni: il significato politico e simbolico di una delle espressioni più celebri della tradizione italiana

“Obbedisco”, da Garibaldi a Santanchè

Una parola sola, carica di storia e significato. Daniela Santanchè ha rassegnato le dimissioni da ministra del Turismo (“Faccio un passo indietro, non dovuto, solo di fronte alla richiesta che il capo del mio partito ritiene utile”, anche perché “ad oggi il mio certificato penale è immacolato”, ha scritto in una lettera) alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni un messaggio essenziale: “obbedisco”.

Una scelta comunicativa che richiama immediatamente uno dei momenti più iconici della storia italiana, trasformando un atto politico contemporaneo in un riferimento simbolico di lunga durata.

Garibaldi e il telegramma che fece la storia

Il primo e più celebre “obbedisco” risale al 9 agosto 1866. A pronunciarlo fu Giuseppe Garibaldi, durante la Terza guerra d’indipendenza.

Dopo aver ottenuto la vittoria di Bezzecca, una delle poche italiane in quel conflitto contro l’Impero austro-ungarico, Garibaldi stava avanzando verso Trento alla guida dei Cacciatori delle Alpi. Proprio in quel momento ricevette l’ordine di fermarsi e ritirarsi, a seguito dell’armistizio imminente deciso dal comando italiano.

La sua risposta fu secca, quasi spartana: “Obbedisco”. Un telegramma entrato nella storia, ancora oggi conservato all’Archivio di Stato di Torino, simbolo di disciplina militare e senso dello Stato.

Un mito nazionale tra storia e memoria collettiva

Nel tempo, quell’“obbedisco” è diventato molto più di una semplice risposta. È stato interpretato come emblema di lealtà istituzionale, sacrificio personale e subordinazione dell’iniziativa individuale all’interesse nazionale.

Non a caso, la frase è spesso stata oggetto di riletture e citazioni, anche se talvolta in modo impreciso: viene infatti erroneamente associata all’incontro di Teano tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II nel 1860, episodio che invece non ha nulla a che vedere con quella celebre parola.

Dalla storia alla politica: il peso delle parole oggi

Il richiamo di Santanchè, i cui guai giudiziari sono correlati alla gestione di alcune aziende di cui è stata socia, a quella espressione non è casuale. In un contesto politico complesso, segnato da forti tensioni nella maggioranza, l’uso di “obbedisco” richiama l’idea di una scelta compiuta nel rispetto delle istituzioni e della leadership.

Una formula breve, ma capace di condensare significati profondi: responsabilità, disciplina, ma anche – per alcuni – una resa inevitabile.

Comunicazione politica e simboli: il ritorno delle citazioni storiche

Negli ultimi anni, la politica italiana ha fatto sempre più ricorso a citazioni storiche e simboli del passato per rafforzare i propri messaggi.

Parole come “obbedisco” funzionano perché parlano a una memoria collettiva condivisa, evocando valori e immagini radicate nell’identità nazionale.

Tra retorica e realtà: cosa resta di quella parola

Oggi come ieri, “obbedisco” resta una parola potente, ma il suo significato cambia con il contesto.

Se per Garibaldi rappresentava un atto di disciplina in un momento cruciale della costruzione dello Stato italiano, nel linguaggio politico contemporaneo diventa uno strumento comunicativo, capace di sintetizzare decisioni complesse in una formula immediata.

Una parola che attraversa i secoli, adattandosi ai tempi, ma senza perdere la sua forza evocativa.

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