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Fuochi accesi nei viali delle città, cori di “morte a Khamenei” e “lunga vita allo Scià”. Nonostante il blackout totale di internet, la repressione e un bilancio che si aggrava di ora in ora, l’Iran continua a ribollire. Le manifestazioni sono entrate nel quattordicesimo giorno consecutivo, assumendo dimensioni e intensità che non si vedevano da almeno tre anni.
Da protesta a possibile “rivoluzione”
Secondo alcuni analisti internazionali, questa volta “è diverso”. Per la prima volta si parla apertamente di “rivoluzione”, termine carico di significato per una Repubblica islamica nata proprio da una rivoluzione nel 1979. Un salto di qualità che ha spinto il regime a inasprire drasticamente la risposta, arrivando a minacciare la pena di morte per tutti i manifestanti, accusati di essere “mohareb”, nemici di Dio.
Khamenei alza l’allerta: pasdaran in stato di massima mobilitazione
La Guida Suprema Ali Khamenei ha disposto per i pasdaran un livello di allerta superiore persino a quello adottato durante la guerra di 12 giorni con Israele, nel giugno 2025. Un segnale che fa temere una repressione ancora più violenta, ma che al tempo stesso alimenta le tensioni interne e internazionali.
Trump avverte Teheran: “Non sparate o spareremo”
Da Washington, il presidente Donald Trump ha lanciato un messaggio durissimo: prima l’invito a “non iniziare a sparare sui civili”, poi l’avvertimento che gli Stati Uniti “sono pronti ad aiutare” i manifestanti iraniani che “lottano per la libertà”. Parole che hanno fatto immediatamente salire la temperatura geopolitica.
Ipotesi militare sul tavolo Usa
Secondo il Wall Street Journal, funzionari dell’amministrazione americana avrebbero già avviato discussioni preliminari su una possibile azione militare contro l’Iran, qualora le minacce di Trump dovessero trovare seguito. Tra le opzioni allo studio, un attacco aereo su larga scala contro obiettivi militari iraniani, anche se — precisano le fonti — non esiste ancora un consenso operativo né movimenti di truppe o mezzi.
Occidente compatto: Ue chiede stop alla repressione
Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha ribadito che “l’America sostiene il coraggioso popolo iraniano”. Anche l’Unione europea ha chiesto di fermare la repressione, mentre la presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola ha proposto sanzioni dirette contro il Corpo delle Guardie della Rivoluzione.
Blackout, censura e violenze in tutto il Paese
Dal cuore della Repubblica islamica filtrano notizie frammentarie. Il blackout di internet dura da oltre 48 ore. Ai cittadini arrivano solo sms della polizia che intimano di non partecipare alle proteste. Le manifestazioni si estendono da Teheran a Tabriz, fino a Shiraz, accompagnate da scontri sempre più violenti.
Bilancio drammatico: morti, arresti e ospedali al collasso
Secondo l’ong Human Rights Activists News Agency, l’ultima notte di proteste ha portato ad almeno 65 vittime, di cui 49 civili, e oltre 2.300 arresti, ma il bilancio reale potrebbe essere molto più alto. Medici e operatori sanitari di due ospedali iraniani hanno riferito alla BBC che le strutture sono “sopraffatte dai feriti”, in una capitale ormai al limite del caos.
Tensione etnica e voci di miliziani stranieri
Ad aggravare il clima, indiscrezioni non confermate sull’arrivo di miliziani iracheni a supporto delle forze dell’ordine iraniane. Notizie che avrebbero già provocato aggressioni contro cittadini iracheni, alimentando ulteriormente una spirale di violenza.
L’appello di Reza Pahlavi: “È il momento di rovesciare il regime”
A dare nuova linfa alle proteste sono anche gli appelli di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià di Persia, che invita a sfruttare il momento storico: “Rendendo la nostra presenza in piazza più concentrata e colpendo i canali finanziari, rovesceremo la Repubblica Islamica”. Pahlavi ha esortato lavoratori e dipendenti dei settori chiave a proclamare uno sciopero nazionale e a occupare gli spazi pubblici con simboli e bandiere nazionali.
Il regime contrattacca: contro-manifestazioni e minacce
Le autorità iraniane parlano di “guerra orchestrata dall’estero”, accusando Stati Uniti e Israele. L’agenzia semi-ufficiale Tasnim ha annunciato una grande contro-manifestazione a Teheran, mentre il procuratore generale Mohammad Movahedi Azad ha ribadito che tutti i rivoltosi rischiano la forca.









