Definire “speciale” la relazione tra Italia e Germania è riduttivo. È il messaggio che Giorgia Meloni affida al Forum imprenditoriale italo-tedesco, dopo la conferenza stampa con il cancelliere Friedrich Merz. I numeri parlano chiaro: 23 ministri complessivi, un vertice politico a Villa Pamphilj e un Business Forum al Parco dei Principi. Non un semplice aggiornamento delle relazioni bilaterali, ma il tentativo di costruire un nuovo baricentro europeo.
Il nuovo asse e la leadership europea
Alle domande su un possibile sorpasso dell’Italia sulla Francia come primo partner di Berlino, Meloni ha liquidato la questione come “infantilismi”. Merz ha parlato di assenza di gerarchie. Ma il messaggio politico è arrivato comunque: Roma e Berlino intendono guidare una fase nuova dell’Unione, puntando su stabilità, crescita e fiducia nel futuro europeo.
Il documento che guarda a Draghi
Il cuore politico del vertice è in un documento congiunto che Italia e Germania presenteranno al Consiglio europeo informale del 12 febbraio e che raccoglie l’eredità dei rapporti di Mario Draghi sulla competitività e di Enrico Letta sul mercato unico. La parola chiave è una sola: semplificazione. Taglio della burocrazia, snellimento normativo, rafforzamento del mercato unico e rilancio dell’industria, a partire dall’automotive, nel segno della neutralità tecnologica. Ciò detto, vale la pena di ricordare che la Germania ha un rapporto debito pubblico/Pil pari a circa il 63%, l’Italia intorno al 135%: il che riduce a sfavore di Roma la manovrabilità fiscale.
Competitività, industria e difesa
Il nuovo asse punta anche a una maggiore integrazione industriale europea, inclusa la difesa. “Dobbiamo fare di più per proteggerci – ha spiegato Merz – ma anche semplificare e ridurre il numero dei sistemi”. Tradotto: meno frammentazione, più efficienza, costi più bassi, in una fase di riarmo che rischia di gravare sui bilanci pubblici.
Trump al centro dello scacchiere
Accanto all’economia, l’altra metà dell’asse Roma-Berlino passa da Washington. Meloni e Merz si collocano tra le “colombe” europee nel rapporto con Donald Trump. Sulla Groenlandia e sull’Artico, la premier riconosce che il tema sollevato da Trump è “reale”, ma va gestito nel quadro Nato, non con prove di forza unilaterali. L’obiettivo comune è evitare una nuova guerra commerciale transatlantica, che colpirebbe soprattutto i grandi Paesi esportatori come Italia e Germania.
Il nodo del Board of Peace per Gaza
Sul Board of Peace proposto da Trump, Roma e Berlino si muovono in sintonia: apertura politica, ma limiti costituzionali evidenti. Meloni ha spiegato di aver chiesto direttamente al presidente Usa di rivedere la governance dell’organismo, oggi incompatibile con l’articolo 11 della Costituzione italiana e con il principio di parità tra Stati. “Non è un no – chiarisce Palazzo Chigi – ma una richiesta di correzione sostanziale”.
“Scegliere o subire”: il monito all’Europa
Nel suo intervento, Meloni ha lanciato un messaggio netto a Bruxelles: “L’Europa deve decidere se essere protagonista del proprio destino o subirlo”. È il filo rosso che lega il vertice: più autonomia strategica, meno dipendenza, più capacità decisionale in un mondo segnato da crisi geopolitiche e competizione globale.
Mercosur e commercio globale
Altro terreno di convergenza è il commercio. Merz e Meloni spingono per l’accordo Ue-Mercosur, definito una svolta, e guardano con favore alla chiusura dell’intesa con l’India, che la Commissione europea punta a finalizzare a breve. L’obiettivo è una politica commerciale europea ambiziosa, capace di rafforzare l’industria senza rinchiudersi nel protezionismo.
Trump, democrazia e Nobel per la pace
Interpellata sulla affidabilità di Trump e sulle polemiche sulla sua salute, Meloni ha respinto le speculazioni: “Ci confrontiamo con leader eletti, questa è la democrazia”. Quanto al Nobel per la pace da assegnare al presidente statunitense, la premier non chiude la porta, ma pone una condizione chiara: risultati concreti sulla pace in Ucraina. Merz annuisce: “Non avrei potuto dirlo meglio”.



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