Il ritorno del “dittatore democratico” nella politica contemporanea

Stato d’emergenza, potere personale e democrazie sotto stress: perché la lezione dell’antichità parla ancora al presente

Il ritorno del “dittatore democratico” nella politica contemporanea

Da Machiavelli ai rivoluzionari giacobini, fino ai leader del XXI secolo, la politica occidentale continua a guardare all’antichità come laboratorio di modelli, metafore e avvertimenti. Nonostante gli storici mettano in guardia dai paralleli semplicistici tra Roma e le democrazie moderne, il confronto resta irresistibile. La recente riedizione dell’opera di Luciano Canfora su Giulio Cesare, promossa dal Corriere della Sera, riporta al centro una figura chiave per comprendere come le istituzioni possano trasformarsi senza dichiararlo apertamente.

Cesare e la nascita del potere d’emergenza

Nel ritratto di Canfora, Cesare non è un rivoluzionario dichiarato ma un leader pragmatico, capace di usare le paure e le crisi per consolidare un potere personale sempre più esteso. La dittatura, nata come istituto temporaneo per gestire situazioni eccezionali, diventa progressivamente permanente, aprendo la strada alla fine della Repubblica romana e alla nascita del Principato. Il punto chiave: l’ordinamento cambia senza annunciarlo, attraverso strumenti già previsti dal sistema stesso.

Dall’antica Roma a Washington: l’emergenza come strumento politico

Questo schema torna nel dibattito contemporaneo, soprattutto negli Stati Uniti. Il riferimento è all’Insurrection Act del 1807, una legge che consente al presidente di usare l’esercito sul territorio nazionale in caso di emergenze interne. In passato è stata invocata in contesti di disordini civili, ma oggi è tornata al centro del dibattito politico, alimentando il timore di un’espansione del potere esecutivo in nome della sicurezza.

La “democrazia illiberale” e la crisi dei contrappesi

Il concetto di “dittatore democratico”, ossimoro già presente nella storia, si ripresenta oggi in formule come “democrazia illiberale”. Si tratta di sistemi che mantengono elezioni e procedure formali, ma restringono progressivamente spazi di libertà, diritti civili e separazione dei poteri. Il tema non riguarda solo gli Stati Uniti: anche in Europa e in Italia il dibattito su decretazione d’urgenza, riforme istituzionali e pacchetti sicurezza alimenta il confronto tra sicurezza e libertà, tra emergenza e normalità democratica.

L’allarme degli storici: il potere cresce nella crisi

La lezione di Cesare, secondo Canfora e molti studiosi, non è un parallelo diretto con i leader contemporanei, ma un dispositivo analitico: quando la crisi diventa permanente, il potere d’eccezione tende a diventare regola. È la dinamica descritta da Benjamin Constant già nell’Ottocento e ripresa da Brecht nel Novecento: i piccoli passi verso l’autoritarismo spesso passano inosservati, fino a quando è troppo tardi per reagire.

Perché questo dibattito è centrale nel 2026

In un mondo segnato da guerre, crisi migratorie, polarizzazione politica e instabilità economica, la tentazione di rafforzare il potere esecutivo in nome dell’emergenza torna ciclicamente. La storia romana, più che una metafora, resta un monito strutturale: le democrazie possono trasformarsi senza crollare, scivolando lentamente verso nuove forme di sovranità concentrata.

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