Il Venezuela e altri 11 paesi perdono il diritto di voto all’Assemblea Generale Onu

Onu, il Venezuela e altri 11 paesi perdono il diritto di voto

Il Venezuela ha perso il diritto di voto in seno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a causa dei debiti accumulati nei confronti dell’organizzazione. Il Paese sudamericano, assieme ad altre undici Stati (Iran, Sudan, Antigua e Barbuda, Congo, Guinea, Papua Nuova Guinea, Vanuatu, São Tomé e Príncipe, Comore) è stato privato del diritto di voto in seno all’assemblea composta dai 193 Stati membri delle Nazioni Unite.

All’articolo19, la Carta delle Nazioni Unite prevede che “un membro delle Nazioni Unite che sia in arretrato nel pagamento dei suoi contributi finanziari all’Organizzazione non ha voto nell’Assemblea Generale se l’ammontare dei suoi arretrati eguagli o superi l’ammontare dei contributi da lui dovuti per i due anni interi precedenti”.

Il segretario generale delle Nazioni Unite , Antonio Guterres, ha affermato che la sospensione del voto ha effetto immediato. Nel caso del Venezuela il debito da sanare equivarrebbe a circa 40 milioni di dollari. Gli altri Stati hanno accumulato debiti più contenuti, come quello dell’Iran che ammonta a circa 18 milioni di dollari e quello del Sudan pari a circa 300.000 dollari.

Il ministro degli Esteri Iraniano, Hossein Amir Abdollahian, ha contestato la decisione, affermando che il debito è stato accumulato a causa delle “sanzioni illegali ed oppressive di Washington”. Gli Stati Uniti, dopo essere usciti dall’accordo sul nucleare iraniano, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’8 maggio 2018, hanno adottato numerose sanzioni contro banche, aziende petrolifere e persone fisiche iraniane.

Anche nel caso venezuelano, le sanzioni economiche imposte dagli Usa a partire dal 2019 hanno gravato sull’economia del Paese sudamericano. La privazione dei diluenti necessari per esportare il greggio pesante del Venezuela, la riduzione netta della clientela e dei proprietari di petroliere disposti a lavorare con la Pdvsa, la compagnia petrolifera di bandiera, hanno contratto la possibilità di sfruttamento delle risorse venezuelane, da cui deriva circa il 97% delle entrate statali. Questa è una probabile motivazione per cui il Venezuela non è riuscito a far fronte ai pagamenti, i cui ritardi erano già stati segnalati nel 2016, quando il debito ammontava a 3 milioni di dollari.

Fonte
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