
Alberto Trentini - arrestato il 15 novembre 2024 a Guasdualito, nello Stato venezuelano di Apure, senza precise accuse formali, mentre lavorava per la ong “Humanity and Inclusion” - e Mario Burlò - condannato in primo e secondo grado in un processo di 'ndrangheta in Piemonte, ma poi assolto in Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa, deve rispondere di indebite compensazioni fiscali legate alla squadra di Basket Auxilium Torino - sono stati liberati.
A dare l’annuncio è stato l ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha confermato come i due connazionali si trovino ora in sicurezza presso la sede dell’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ma ci sono ancora circa 30 italiani detenuti in Venezuela perché oppositori di Maduro o con accuse pretestuose.
Tajani: “Sono in buone condizioni”
“Ho appena informato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha seguito la vicenda in prima persona”, ha scritto Tajani in un post su X. Il ministro ha spiegato di aver parlato direttamente con Trentini e Burlò, sottolineando che sono in buone condizioni di salute e che rientreranno presto in Italia.
Il segnale da Caracas
Secondo il titolare della Farnesina, la liberazione rappresenta “un forte segnale” da parte della presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez, un gesto che il governo italiano “apprezza molto” e che testimonia una fase di dialogo costruttivo tra Roma e Caracas.
Meloni: “Gioia e soddisfazione”
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso soddisfazione per l’esito positivo della vicenda: “Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas”.
Il rientro in Italia
La premier ha inoltre confermato che un aereo è già partito da Roma per riportare i due italiani nel Paese, ponendo così fine a una vicenda seguita con attenzione ai massimi livelli istituzionali.










