Di fronte ai rischi globali ci vorrebbe più Europa. Ma non è solo colpa di Trump

La domanda non è se ci sarà o meno una guerra commerciale. È già iniziata. Con questa osservazione si è chiusa l’8 luglio la diciottesima edizione della Rencontres Economiques d'Aix-en-Provence. Il timore condiviso da economisti e politici è di riportare il mondo al dopoguerra e azzerare il modello basato sulla collaborazione multilaterale tra gli Stati.

In realtà anche prima dell’elezione di Donald Trump, il multilateralismo era già in cattive condizioni. È l’opinione di Jean Pisani-Ferry, ispiratore del programma economico di Emmanuel Macron. E questo, con l'aumento del populismo, prospera sull’incremento della disuguaglianza globale.

Non c'è solo la guerra commerciale

A ciò si aggiunge, per l'Europa, la sfida migratoria, il cambiamento climatico e la rivoluzione digitale, con effetti incerti sull'occupazione. "Nel mondo non c'è solo la messa in discussione del multilateralismo e le guerre economiche", ha detto il primo ministro francese, Edouard Philippe.

L’Ue è fuori dai giochi?

Ma se stanno così le cose, chi sarà il nuovo gendarme del mondo? L’Ue avrebbe potuto giocarsi una carta – come ha sostenuto Christine Lagarde, direttore generale dell’Fmi - ma l’attuale incertezza sul futuro dell’Unione mette di fatto Bruxelles fuori dai giochi. O anche peggio secondo l'economista Jacques Attali: “Oggi l'Europa non è più un buon partner per nessuno, è diventata una preda".

La voce di quoted

Tornando più sulla stretta attualità, il ministro dell'Economia, Bruno Le Maire, è stato duro e minaccioso con gli Usa. Se Trump "attaccherà ancora" l'Europa ed "imporrà tariffe, ad esempio sui produttori d'auto, sappia che reagiremo in maniera collettiva e con fermezza". Ha, poi, ribadito che la Francia imporrà una tassazione specifica ai giganti tecnologici statunitensi entro la fine dell'anno o l'inizio del 2019. L'accusa è di pagare poche tasse attraverso escamotage.
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