Cara Germania, ti scrivo...

Lettera a Germania (e Paesi Bassi)

Cara Germania, ti scrivo...

Cara Germania,

il Vostro modello economico è stato celebrato da tempo e da più parti. D’altronde rappresentate la prima economia europea e un fattore di traino per gli altri paesi, a cominciare dall’Italia.

Voi avete fatto tra gli anni novanta e duemila alcune riforme strutturali che hanno aiutato l’economia tedesca a riprendersi. Noi italiani no. E, quindi, le Vostre performance macroeconomiche recenti non sono certamente casuali.

Ma non possiamo altresì dimenticare il ruolo che la Germania ha ricoperto nel corso degli ultimi 100 anni sul Pianeta. Le due Guerre Mondiali e il periodo buio del nazismo Vi hanno visto protagonisti. Certo, anche l’Italia ha ricoperto un ruolo di primo piano, ma non è paragonabile al Vostro.

Così come ricordiamo che nella lista dei fruitori del Piano Marshall statunitense (che ha consentito all’Europa di riprendersi, ovviamente non a costo zero) la Germania è stata tra i principali beneficiari.

Fino ad arrivare ai nostri giorni. La crisi dell’Italia del 2011 e quella greca del 2015 hanno fatto riemergere in Voi una forma di cinismo che pensavamo (noi europei) superata. L’Italia è riuscita a scamparla soltanto perché è la terza economia europea. La Grecia al contrario è finita nel tritacarne della Troika.

Il che traslato nella crisi attuale lascia ipotizzare che alla fine Angela Merkel accetterà probabilmente un compromesso per salvare il nostro Paese. Non per questo sarà stata solidale. Berlino sa che senza l’Italia viene giù il castello europeo.

Vale la pena spendere qualche parola anche per i Vostri vicini Paesi Bassi, che restano fermi sul ‘no’ ai coronabond, forti dei principi sul rigore di bilancio. Potremmo dire rigore sì e a ogni costo. L’Aia, come noto, è un paradiso fiscale. È un piccolo paese dove pero’ trovano rifugio centinaia di multinazionali attratte da un fisco particolarmente benevolo. Peccato che tutto cio’ avvenga a danno degli altri paesi europei. Cosa c’è di serio e rigoroso in tutto cio’?

Il che ci riporta a Voi tedeschi, ai quali ricordiamo che di rigore a volte si puo’ anche morire.

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