Spagna, Portogallo e Grecia dicono ‘no’ al Mes

La motivazione? “Finora non abbiamo nessun problema di accesso ai mercati finanziari”

Spagna, Portogallo e Grecia dicono ‘no’ al Mes

Spagna, Portogallo e Grecia dicono ‘no’ al Mes. Almeno per ora, i tre governi sono dell’idea che non è per loro necessario ricorrere ora alla nuova linea di credito messa a punto dal Fondo Salva-Stati per affrontare l’emergenza sanitaria del Covid-19.

Si parla del prestito massimo del 2% del Pil da impiegare solo per le spese sanitarie dirette o indirette per il coronavirus, ma con una sospensione temporanea delle condizionalità per i Paesi che ne richiedono l’attivazione.

Nonostante Atene sarà il Paese che subirà il contraccolpo economico più forte per il Covid, con un crollo del Pil del 9,7% nel 2020, l’esecutivo ellenico ha spiegato di non essere interessato al Mes, con il quale ha già in corso un rapporto destinato a durare fino al 2070.

Nei giorni scorsi anche Madrid ha fatto sapere che al momento non intende rivolgersi al Mes. “Finora non abbiamo nessun problema di accesso ai mercati finanziari”, ha detto il ministro dell’Economia Nadia Calvino. Eppure, secondo i calcoli del direttore del Mes Regling, le casse spagnole potrebbero risparmiare 2 miliardi in 10 anni.

Infine il Portogallo. Venerdì scorso il governo lusitano ha escluso la possibilità di ricorrere al Mes. La linea di Lisbona è che le linee precauzionali sono destinate ai Paesi che incontrano difficoltà finanziarie sui mercati. Ma in questo momento il Portogallo non ha questo tipo di problemi. 

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