C’è un elefante nella stanza del presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk

Donald Tusk è stato interrogato lunedì a Varsavia nell'ambito di un'indagine sullo scandalo Amber Gold, uno schema piramidale che ha attirato 50 mila investitori truffandone 19 mila. La società investiva in metalli preziosi offrendo ai clienti un tasso di interesse concorrenziale sui depositi

C’è un elefante nella stanza di Donald Tusk
Il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk

Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, è stato interrogato lunedì a Varsavia nell'ambito di un'indagine su uno schema piramidale che ha truffato migliaia di polacchi durante il suo mandato come primo ministro.

Lo scandalo Amber Gold, che è venuto alla luce nel 2012, è stato uno dei più grandi affari in Polonia dalla caduta del comunismo nel 1989. E il caso è ora indagato dal governo polacco - guidato dal partito conservatore Law and Justice (PiS) - che ha istituito una speciale Commissione parlamentare.

Tusk è stato primo ministro polacco tra il 2007 e il 2014 e, da allora, è stato presidente del Consiglio dell'Ue, rieletto per un secondo mandato nel marzo 2017 da 27 stati membri, con un solo voto contrario, quello della Polonia.

Amber Gold, risultata attiva tra il 2009 e il 2012, è stata fondata da Marcin P, un pregiudicato per frode, appropriazione indebita e falsificazione di documenti. La società investiva in metalli preziosi e offriva ai clienti un tasso di interesse generoso sui depositi. Così facendo, ha attirato 50 mila investitori truffandone 19 mila.

Tusk è accusato di aver ignorato le informazioni giunte dal capo dell'Agenzia per la sicurezza interna e dal presidente della Banca centrale polacca, che avvertivano Tusk del coinvolgimento di suo figlio.

Così come nulla è stato fatto quando nel dicembre 2009 la Commissione sulla supervisione finanziaria dello Stato (Knf) ha reso noto che Amber Gold non aveva il permesso per svolgere attività bancarie. All’epoca, peraltro, la società possedeva quasi tutte le azioni della compagnia aerea Olt Express, che annovera fra i propri dipendenti Michal Tusk, il figlio dell’ex primo ministro.

Lo scandalo torna ora alla ribalta perché il partito Tusk, Piattaforma Civica, sta cercando di accreditarsi agli occhi degli elettori in vista delle prossime elezioni europee e nazionali. Prima c’è, tuttavia, un appuntamento più importante: la Commissione parlamentare renderà pubbliche le proprie conclusioni.

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