Berlino rischia di dover risarcire 80 mln a una città greca per i danni di guerra. Grazie all’Italia

Il 25 giugno sarà una data importante per i cittadini del paesino greco di Distomo poiché proprio quel giorno si deciderà se riceveranno o meno 70 o 80 milioni di euro. La decisione finale sarà presa dall’Italia

Seconda Guerra, da Berlino 80 mln a una città greca per i danni subiti

Il 75° anniversario della terribile tragedia di Distomo si è celebrato il 10 giugno. In quel giorno del 1944 gli occupanti tedeschi si resero protagonisti di un massacro nel paesino ellenico: le SS uccisero 228 abitanti.

Già nel 2001 la Corte suprema greca aveva dato l’ok alla confisca di immobili tedeschi per risarcire Distomo. Nella fattispecie, si trattava dell’immobile del Goethe-Institut sito sul territorio greco. Allora, però la sentenza non venne eseguita perché non fu firmata dal ministro greco della Giustizia.

Gli abitanti di Distomo nel 2004 trasmisero le proprie pretese all’Italia chiedendo che la sentenza venisse eseguita sul territorio del nostro paese, facendo riferimento a una norma del Consiglio europeo secondo la quale la sentenza del tribunale di uno Stato è eseguibile sul suolo di un altro paese membro.

Nel 2008 la Corte d’Appello italiana riconobbe come definitiva la sentenza della giustizia greca e approvò la sua esecuzione in Italia. La Germania si rivolse al Tribunale internazionale de L’Aia, che nel 2012 diede ragione a Berlino.

La causa fu riaperta nel 2014 dalla Corte costituzionale italiana. E stabilì che il principio dell’immunità di Stato (riconosciuto da L’Aia) non è applicabile ai crimini di guerra né a quelli contro l’umanità. Inoltre, stabilì che anche l’Italia ha il diritto di chiedere compensazioni alla Germania per i massacri di massa perpetrati durante la Seconda guerra mondiale.

I richiedenti, con l’aiuto dell’avvocato tedesco Joachim Lau, riuscirono così a congelare beni patrimoniali della Deutsche Bahn localizzati sul territorio italiano. La decisione sulla loro eventuale confisca verrà emessa in maniera definitiva il 25 giugno presso la Corte suprema di Cassazione di Roma. 

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