Carne, soia, olio di palma: costano molto più del loro prezzo

Carne, soia, olio di palma: costano molto più del loro prezzo

Adora la margarina che spalma ogni mattina sul pane. Ma per Martin Persson ha un retrogusto amaro. Scienziato dell'Università di Chalmers in Svezia, Persson sa che la sua colazione contribuisce a devastare le foreste a circa diecimila chilometri di distanza. Infatti, carne di manzo, soia, olio di palma (contenuto anche nella margarina) sono noti da tempo per accelerare la deforestazione in paesi come Brasile e Indonesia.

Ora, Persson e un team internazionale di ricercatori hanno quantificato la domanda estera di materie prime che determina quella distruzione. O, forse, sarebbe più coerente dire autodistruzione. Lo studio evidenzia che il 30-40 per cento di CO2 rilasciata attraverso la deforestazione è causato dal commercio internazionale. Così gli alberi vengono abbattuti per liberare spazio a terreni coltivati, pascoli e piantagioni i cui prodotti sono spesso consumati all'estero. Ma le catene di approvvigionamento sono così complesse che la distanza tra produttore e consumatore è tanto ampia da alleviare ogni senso di colpa.

Lo studio – che ricostruisce questi legami e svela le impronte di carbonio provenienti dalla deforestazione - combina i dati sui flussi commerciali con le immagini satellitari per fotografare i cambiamenti nell’utilizzo del suolo dal 2010-14. Dunque, di chi è la responsabilità? La maggior parte delle emissioni proviene da soli quattro prodotti: legname, manzo, soia e olio di palma.

In Indonesia e Brasile, il quarto e il quinto paese più popolosi del mondo, l'olio di palma e la carne bovina hanno enormi mercati interni, e anche all’estero. Basti pensare che circa un sesto della CO2 immessa nell'atmosfera da un tipico pasto europeo è correlato alla deforestazione nelle aree tropicali attraverso l’importazione di beni alimentari. Il Brasile ha esportato 1,64 milioni di tonnellate di carne bovina lo scorso anno (1,48 milioni di tonnellate nel 2017). L'Indonesia, nel frattempo, è il primo produttore mondiale di olio di palma, che pervade una miriade di prodotti che consumiamo abitualmente. E il mercato è destinato a espandersi. 

La sola domanda cinese di carne bovina brasiliana è salita del 53 per cento dal 2017 al 2018. Ciò apre un nuovo scenario nel quale il contributo delle economie avanzate al contrasto del cambiamento climatico può rivelarsi utile ma rischia di riscoprirsi irrilevante su scala mondiale. C’è, poi, un altro aspetto paradossale: i mercati dell'olio di palma, della soia e della carne bovina sono dominati da un numero ristretto di multinazionali, molte delle quali hanno sede in Europa e Nord America. E, allora, tutto sembra tornare.

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato su LA STAMPA

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