Covid-19, deforestazione e commercio illegale di animali vivi fra le cause

Un report svela cosa si nasconde dietro la pandemia: l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi

Covid-19, deforestazione e commercio illegale di animali vivi fra le cause

Nonostante la drastica riduzione di diossido d’azoto sul Nord Italia così come in Cina, conseguenza delle misure adottate per contenere l’epidemia di coronavirus, esiste una stretta correlazione tra le malattie come il Covd-19 e le dimensioni epocali della perdita di natura. Patogeni come il coronavirus Sars-Cov-2 possono avere conseguenze negative sulla salute umana così come sull’economia, ma a loro volta sono stati causati da un effetto boomerang dovuto alla distruzione degli ecosistemi. A lanciare l’allarme è il nuovo report di Wwf Italia che spiega come l’emergenza sanitaria che sta sconvolgendo le vite di tutti noi sia anche la conseguenza del nostro impatto sugli ecosistemi.

“Quella provocata dal Coronavirus fa parte delle cosiddette malattie emergenti - come ad esempio Ebola, Sars, influenza aviaria o suina - che non sono catastrofi del tutto casuali ma mostrano numerosi elementi comuni - spiega Isabella Pratesi, direttore del Programma di conservazione del Wwf -. Spesso infatti le zoonosi, ovvero le malattie trasmesse dagli animali all’uomo, esattamente come il Covid-19, sono conseguenza di nostri comportamenti errati tra cui il commercio illegale o non controllato di specie selvatiche e, più in generale, l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi naturali. Il commercio di animali selvatici è infatti un comprovato veicolo di vecchie e nuove zoonosi che ogni anno causano circa un miliardo di casi di malattia e milioni di morti. Il 75% delle malattie umane fino ad oggi conosciute, infatti, deriva da animali, così come il 60% delle malattie emergenti viene trasmesso da animali selvatici.”

La distruzione della biodiversità provocata dall’uomo, poi, rompe gli equilibri ecologici in grado di contrastare i microrganismi responsabili di alcune malattie e crea condizioni favorevoli alla loro diffusione. “Le foreste sono il nostro antivirus – aggiunge Pratesi -. La loro distruzione può quindi esporre l’uomo a nuove forme di contatto con microbi e con specie selvatiche che li ospitano.”

Ad oggi il 75% dell’ambiente terrestre e circa il 66% di quello marino sono stati modificati in modo significativo e circa 1 milione di specie animali e vegetali - come mai prima si era verificato nella storia dell’umanità - rischiano l’estinzione. Secondo i dati del Living Planet Report pubblicato dal Wwf nel 2018, in poco più di 40 anni il pianeta ha perso in media il 60% delle popolazioni di vertebrati, mentre in 50 anni la popolazione umana è raddoppiata, così come dal 1980 sono salite del 100% le emissioni di gas serra. 

È allora ancora più evidente quanto l’impatto crescente dell’uomo su ecosistemi e specie selvatiche, amplificato dagli effetti dei cambiamenti climatici, aumenti la nostra esposizione a rischi come il Covid-19.

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