L’Artico si scioglie e apre nuove rotte commerciali, ma il Pianeta è a rischio

La calotta artica potrebbe essere libera dal ghiaccio entro il 2040. Anche l’Antartide si sta riducendo, seppur più lentamente. Lo scioglimento potrebbe aprire insperate vie commerciali, mentre non si valutano ancora adeguatamente i rischi ambientali

L’Artico si scioglie e apre nuove rotte commerciali

L'Artico si sta sciogliendo più rapidamente del previsto e in circa ventanni potrebbe essere privo di ghiaccio. Mentre la prospettiva è tetra per il Polo Nord, c'è una notizia (relativamente) positiva per l’estremo opposto, l'Antartico: secondo gli scienziati dell'Università di Leeds il ghiaccio si sta sciogliendo a un ritmo più lento di quanto sia stato ipotizzato in precedenza. C’è, invece, un dato sul quale la maggior parte degli esperti conviene: il riscaldamento globale sta riducendo entrambi i Poli. La temperatura dell'aria sta salendo, così come quella dell'acqua. L’effetto combinato è che i mesi invernali in cui l'acqua è abbastanza fredda da congelarsi si stanno accorciando.

Ma perch é l'Artico e l'Antartico si stanno sciogliendo a un ritmo cos ìdiseguale? Sebbene siano entrambi formati da ghiaccio, i due Poli hanno qualcosa che li rende differenti. A cominciare dagli animali che li abitano: ad esempio, gli orsi polari vivono nell'Artico e i pinguini soltanto nell'Antartico. L’elemento distintivo è, tuttavia, un altro. Il primo è un oceano e consiste principalmente di ghiaccio. Per questo motivo è più influenzato dal riscaldamento rispetto al secondo, che è prevalentemente costituito da terra coperta di ghiaccio.

Nonostante ciò, gli scienziati hanno osservato rilevanti cambiamenti sia nell'Artico che nell'Antartico fin dai primi anni '70. Il tempo stringe e la possibilità di salvare i due Poli, e i loro unici ecosistemi, dipende dalle scelte che saranno prese entro il prossimo decennio. Sebbene alcuni dei cambiamenti sono ormai giudicati irreversibili, siamo ancora in tempo per arrestare o quantomeno rallentare il processo.

Il problema non è soltanto linnalzamento del livello del mare. Gli oceani attorno all'Antartide fungono da "serbatoio di carbonio", che assorbe enormi quantità di gas serra contribuendo a mitigare l’impatto del riscaldamento globale.

Sebbene le conseguenze dello scioglimento dei Poli saranno catastrofiche per il Pianeta, l’attenzione dei principali Paesi, a partire da Stati Uniti, Cina e Russia,sembra catturata da un altro aspetto. Ovvero, la possibilità di aprire nuove rotte commerciali fino a poco tempo fa impensabili. In realtà, nel XIX secolo ci avevano provato in tanti a percorrere la scorciatoia tra Atlantico e Pacifico, passando a nord del Canada. Ma il ghiaccio impenetrabile rese vano ogni tentativo anche durante i mesi estivi. In una delle spedizioni più famose - quella del britannico John Franklin nel 1845 - tutti i 129 membri dell'equipaggio morirono dopo che le loro due navi rimasero intrappolate tra i ghiacci.

Oggi, più di 170 anni dopo, il ghiaccio artico si sta riducendo a tal punto da rendere il passaggio a nord-ovest una rotta ritenuta economicamente valida. Per i trasporti marittimi dalla Cina o dal Giappone verso l'Europa o la costa orientale degli Stati Uniti, il passaggio ridurrebbe la distanza di migliaia di chilometri rispetto alle due uniche rotte attuali: transitare attraverso i canali di Panama o Suez.

Tuttavia, alcuni esperti sono convinti che la via a nord del Canada non diventerà una rotta commerciale trafficata, perché l’area è densa di isole e mancano le infrastrutture adeguate. Anche per questi motivi, piuttosto che sperare che i Poli si sciolgano rapidamente per favorire l’apertura di nuove rotte via mare, sarebbe il caso di concentrarsi sull’obiettivo contrario: contrastare il cambiamento climatico, prima che il processo diventi completamente irreversibile.

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato su LA STAMPA

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